La Vergine Maria nel Regno della DV Giorno 5

Il capitolo descrive l'esperienza vissuta dalla Madonna, offerta alle anime come una guida o un tutor personale per far comprendere la bellezza del sacrificio richiesto da Gesù, il quale consiste principalmente nel cambiare mentalità abbandonando le proprie certezze. Chi ammira la Vergine come una figura eccezionale deve comprendere che in realtà si tratta di una persona che ha avuto il coraggio di compiere questo salto di qualità, superando le prove per riempirsi dell'immagine di Dio. Nei dialoghi proposti, Maria non si rivolge al corpo materiale, ma parla direttamente all'anima della creatura, invitandola a porsi in un atteggiamento di totale fiducia, come un bimbo adagiato sulle ginocchia materne.

Questa esperienza avviene nell'anima poiché, avendo scelto di accogliere il dono di Gesù, è stata ripristinata la connessione tra il corpo e lo spirito. La Parola di Dio entra inizialmente attraverso i sensi e l'udito del corpo, viene digerita dalle cellule e il suo nutrimento energetico giunge all'anima in modo molto più rapido proprio grazie a questo canale riattivato. Quando un'anima decide di vivere secondo questo programma di santità nella Divina Volontà, si ritrova al centro della Santissima Trinità, dove le tre Persone Divine sono una sola cosa in virtù della volontà che le anima, e anche la creatura viene assimilata a questa unità.

Nel testo, la Madonna si presenta con un'aria di trionfatrice, desiderosa di narrare il successo della propria prova, mentre l'anima le chiede la grazia di saper trionfare a sua volta nelle difficoltà. Viene data l'assoluta certezza che chiunque prenda con determinazione e coscienza la decisione di vivere questa vita ce la farà, poiché il "Fiat", ossia l'obbedienza di Maria, racchiudeva originariamente il sì di ogni creatura. Dio mette a disposizione di chi si decide fermamente gli stessi atti vincenti della Madre, escludendo il fallimento a meno che non vi sia un'indecisione di fondo.

I segreti confidati da Maria, che glorificano il Fiat Divino, riguardano tutto ciò che è avvenuto tra lei e il Padre nell'eterno presente, dove il progetto di Dio rimane immutato e infallibile. In origine, nel paradiso terrestre, Adamo possedeva una perfetta connessione per cui gli occhi del corpo e quelli dell'anima collaboravano nell'osservare il creato, assimilando le caratteristiche divine e conformando l'anima all'immagine di Dio. Tuttavia, credendosi autonomo, Adamo disubbidì e uscì dalla Divina Volontà, generando il peccato originale per tutte le generazioni successive. Per rimediare a questo disastro, Dio ha applicato a Maria, nell'eterno presente e in anticipo di quarantotto anni, i meriti del sangue salvifico della passione di Gesù, risparmiandole la radice della colpa d'origine e donandole un'anima limpida, definita come un cielo vuoto da riempire di opere sante. Anche se i futuri nascituri continueranno a ereditare il peccato originale, saranno avvantaggiati dagli atti divini ed eterni prodotti da chi vive oggi questo cammino.

L'obbedienza al Fiat è stata la causa primaria del Concepimento Immacolato di Maria, della sua santità, della sua sovranità e della sua maternità, intesa come la capacità di generare atti divini. Ad eccezione del Concepimento Immacolato, tutte queste prerogative regali e di santità appartengono anche alle creature nel momento in cui dicono il proprio sì a Dio. Al contrario, la volontà umana, quando si separa dal programma divino per abbracciare i modi del mondo, diventa debole, incostante, disordinata e oscillante, producendo effetti sballati come quando si inserisce un programma errato in un elettrodomestico. Consapevole dei gravissimi mali provocati dal volere umano autonomo e mossa dall'amore per il Creatore, Maria ha preso la propria volontà libera e l'ha legata per sempre ai piedi del trono divino, rinunciando a utilizzarla anche solo per un istante e accettando pienamente la regia del Padre per tutta la vita.

Il sacrificio di Maria di vivere totalmente priva della propria volontà umana viene descritto nel capitolo come il più grande in assoluto, rispetto al quale i sacrifici di tutti gli altri santi appaiono come mere ombre. A differenza dell'incostanza umana, che tende a ubbidire e sacrificarsi solo quando conviene, la vita nella Divina Volontà esige una pazienza e una costanza assoluta in ogni singolo istante e azione della vita. Fare il bene non deve essere concepito come un'opera isolata che ha un inizio e una fine regolati dal tempo e dallo spazio, ma come una disposizione perenne dello spirito. Svegliarsi al mattino con il pensiero di operare il bene significa utilizzare la vita stessa di Dio – che è amore puro – permettendo a ogni nostra azione quotidiana di superare i confini fisici e raggiungere universalmente chiunque soffra o si trovi nella necessità sulla Terra.

Contrariamente a una concezione rigida, la vita vissuta nella Divina Volontà è in realtà la più semplice in assoluto, poiché fondere la propria mente, memoria e volontà in Dio non annulla la gioia dell'esistenza terrena. È assolutamente possibile godere delle gioie umane, ridere, scherzare o condividere una cena con le amiche, poiché manifestare la gioia significa manifestare il bene e l'amore. Dio, come un Padre che dirige la vita della creatura, non desidera la tristezza o il pianto, ma gode nel vedere la felicità e l'amore che circola tra i suoi figli, offrendo loro momenti di sollievo e felicità reale, a patto che si mantengano i doveri verso la famiglia e si operi sempre per amore, senza mai dare vita alla volontà propria. Questo totale abbandono alla regia divina supera di gran lunga la preghiera di pura lode verbale; sebbene quest'ultima sia apprezzata per mantenere la relazione, è solo attraverso l'obbedienza pratica alle indicazioni divine che la creatura e il Creatore diventano una cosa sola, permettendo a Dio di scorrere liberamente in ogni cellula, senso e membro del suo capolavoro finalmente completato.

Dio ha atteso storicamente una creatura perfettamente obbediente e priva di volontà propria per poter iniziare a risanare le sorti del genere umano e manifestare la sua clemenza e misericordia. Le difficoltà e le saette che Gesù invia nel corso della vita non sono punizioni, ma strumenti provvidenziali per far emergere, combattere e cacciare i demoni e i vizi interiori che altrimenti rimarrebbero sopiti o travestiti da false virtù. In questa battaglia interiore, che la creatura deve comunque combattere in prima persona per rescindere il proprio legame con il male, interviene Maria come tutor personale e terrore dei demoni. La Madre Celeste accorre prontamente con le sue medicine spirituali e riveste i nostri atti imperfetti o sbagliati con i suoi meriti e con la fortezza delle sue virtù, garantendo la vittoria a chiunque abbia preso una decisione cosciente e determinata. La figura di Maria è cresciuta nel tempo attraverso la comprensione della Chiesa: da dispensatrice di grazie intese come miracoli, oggi viene riconosciuta come l'unica distributrice del programma di santità della Divina Volontà, la Madre che ci accoglie nel suo grembo e ci accompagna nel parto spirituale, guidando il passaggio fondamentale dall'essere umano all'essere divino.

L'atto finale di mettere la propria volontà nelle mani di Maria significa offrirle concretamente le opere e i frutti del nostro quotidiano. La Madonna purifica questi atti rivestendoli delle sue virtù e, insieme al prodotto della sua stessa vita santa, li lega per sempre ai piedi del trono divino. Poiché il vero trono in cui Dio desidera regnare è il cuore dell'uomo, questo legame si traduce in un profondo e mistico scambio di caratteristiche. La creatura cede a Dio le proprie caratteristiche umane, ossia la propria volontà libera e svuotata dal mondo, e in cambio riceve le caratteristiche divine che muovono l'anima e ne modellano l'immagine perfetta. Questo scambio continuo trasforma profondamente la vita, estirpando definitivamente ogni dolore, dispiacere o infelicità illusoria, e convertendo persino gli incontri e le situazioni più sfavorevoli in un invito diretto alla grazia e alla gioia perenne. 


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