Capitolo 32 del Volume 1 dei Libri di Cielo
Nel cammino che la prepara al matrimonio mistico, Luisa descrive la fisicità e l'umanità di Gesù, poiché ciò che è visibile e manifesto è in realtà il riflesso dell'invisibile. Attraverso lo stato interiore della santità e con gli occhi dell'anima, ella sperimenta l'aspetto amabile di Gesù, che le appare come un giovane bellissimo di circa diciotto anni. La sua chioma dorata incatena i pensieri e il cuore, mentre dalla sua fronte serena traspare l'infinita sapienza e una pace imperturbabile. La manifestazione di queste virtù divine calma la mente e spegne le passioni, ma questa visione richiede una calma interiore profondissima, poiché il minimo disturbo impedirebbe di goderne.
Per fare esperienza della bellezza e delle qualità divine di Gesù nella propria vita, è necessario vivere in costante armonia con i suoi modi e attraversare un profondo percorso di guarigione e purificazione dell'anima. La pace profonda si raggiunge quando si accettano le battaglie interiori e le avversità quotidiane con la consapevolezza che tutto è permesso da Dio per curare le nostre ferite spirituali ed ordinare l'anima. Non bisogna cercare i perché delle situazioni difficili, ma accoglierle con fiducia per permettere a Dio di purificarci non solo dai peccati, ma anche dalle ferite che abbiamo ricevuto o che abbiamo provocato negli altri. Questo processo richiede spesso di "camminare al contrario", riparando i vuoti d'amore e i torti passati con atti di intensa presenza e dedizione, accettando con umiltà anche le mortificazioni o il sarcasmo delle persone ferite, sapendo che tali sofferenze contribuiscono a rimarginare i dolori passati.
Oltre alla riparazione, il perdono gioca un ruolo fondamentale per sbloccare la via della santità. Chi non perdona e reclama giustizia impedisce la propria crescita spirituale e blocca anche il cammino dell'anima che ha causato il danno, la quale necessita del perdono della persona offesa per poter essere accolta da Dio. Quando si vive in questa pace e le ferite vengono risanate, la presenza di Gesù rende l'anima imperturbabile di fronte a qualsiasi guerra o disastro. Gli occhi purissimi e celesti di Gesù infondono una luce che illumina la mente e svela i segreti, spingendo l'anima a seguirlo e ad imitare la sua vita. Il suo volto maestoso e amabile emana una misericordia tale da eliminare ogni timore e favorire una confidenza intima, superiore a quella che si potrebbe avere con i genitori o i confessori.
Infine, anche la voce e la bocca di Gesù si dimostrano perfette e operanti, poiché nel momento stesso in cui egli parla, compie e dona ciò che dice. Le sue parole penetrano nel cuore, sprigionando un alito d'amore che incendia e consuma l'anima di virtù. Allo stesso modo, le sue mani delicate riflettono la perfezione delle sue opere di carità e misericordia. L'insegnamento profondo risiede nel comprendere che più ci si purifica e si corregge il passato, più si è capaci di accogliere Dio e manifestarlo attraverso pensieri, parole e opere sante. Più si ama Dio, più lo si percepisce vicino e familiare in un continuo circolo di amore gratuito che deve essere ricevuto e poi riversato sul prossimo.
Il testo esamina l'incontro mistico e la straordinaria contemplazione della bellezza umana e divina di Gesù, offrendo profondi spunti di riflessione che risuonano intensamente con la spiritualità e la teologia biblica. La descrizione del Salvatore, che appare con le fattezze di un giovane di circa diciotto anni, evoca immediatamente la figura dello Sposo del Cantico dei Cantici, celebrato per la sua giovinezza ideale, la sua chioma splendida e un aspetto capace di rapire totalmente il cuore e i pensieri dell'anima credente. Questo legame profondo tra l'estetica e la santità si manifesta non come un semplice compiacimento visivo, ma come una teofania che porta ordine e armonia interiore. La fronte serena e spaziosa del Cristo, specchio di un'infinita sapienza e di una pace imperturbabile, agisce direttamente sullo stato emotivo e spirituale di chi guarda, atterrando le passioni e placando ogni minimo moto di orgoglio o turbamento. Si ritrova qui l'eco delle Scritture in cui la Sapienza divina si rivela per ordinare il caos e donare una pace che supera ogni umana comprensione, una pace che non è assenza di prova, bensì una salda stabilità interiore capace di far accogliere e superare persino i martiri e i dolori più umilianti.
Un elemento centrale di questa esperienza è lo sguardo di Gesù, descritto attraverso occhi purissimi e scintillanti di una luce misteriosa. A differenza della luce solare, che abbaglia e ferisce la vista umana, lo splendore che promana da Cristo attira a sé e permette una contemplazione diretta, rivelando la profondità di una pupilla color celeste scuro che comunica verità ineffabili. Tale dinamica visiva richiama la trasfigurazione evangelica e la promessa biblica di poter vedere Dio faccia a faccia senza esserne distrutti, poiché la sua luce è calore vitale e grazia che trasforma. Il solo incrociare questo sguardo produce un'estasi d'amore, un movimento dell'anima che esce da se stessa per correre dietro al Divino attraverso ogni sentiero della terra e del cielo, interiorizzando un riflesso della santità stessa di Dio. C'è in questo dinamismo una forte consonanza con il cammino discepolare descritto nei Vangeli, dove la chiamata del Maestro esige una sequela totale e una progressiva assimilazione ai suoi stessi sentimenti.
Il volto del Redentore si presenta con un perfetto equilibrio tra maestà e amabilità, unendo una carnagione candidissima come la neve a sfumature purpuree che ne indicano la regale grandezza. Questa polarità suscita contemporaneamente un sacro timore, inteso come riverenza davanti alla trascendenza divina, e una confidenza assoluta e ineguagliabile, superiore a qualsiasi legame umano, sia esso familiare o ecclesiale. L'amabilità del volto santo squarcia ogni velo di paura o di indegnità morale: l'anima, per quanto possa percepirsi brutta o peccatrice, sperimenta la certezza assoluta di essere accolta e amata. Questa accoglienza incondizionata incarna il nucleo centrale del messaggio evangelico della misericordia, dove il Figlio di Dio non viene per condannare il mondo, ma per cercare e salvare ciò che era perduto, offrendo rifugio a chiunque si accosti a Lui con cuore sincero.
Infine, la dimensione della parola e della voce del Salvatore completa questa ricca fenomenologia mistica. La sua bocca, descritta nella sua delicata bellezza, emana una voce soave, armoniosa e potentissima, che non si limita a trasmettere un concetto, ma opera istantaneamente ciò che dice. Si riconosce in questa caratteristica la natura stessa della Parola di Dio, che è viva ed efficace, una parola creatrice che compie sempre ciò per cui è stata inviata. L'ascolto di questa voce penetra l'essere umano dall'udito fino al centro del cuore, diffondendo un profumo spirituale inebriante e sprigionando un alito d'amore che accende, consuma e purifica l'interiorità dell'anima. L'esperienza si conclude con la consapevolezza dell'insufficienza del linguaggio umano di fronte al mistero divino; ogni tentativo di descrizione verbale appare limitato e imperfetto rispetto all'infinita bellezza contemplata, eppure l'atto della scrittura diventa un esercizio di obbedienza e di testimonianza della gloria di Dio che si rende visibile nella carne.
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