Capitolo 30 del Volume 1 dei Libri di Cielo
Dopo un periodo di assestamento, la vita di Luisa sperimenta un nuovo sviluppo attraverso la guida di un confessore che le impone diverse obbedienze, tra cui l'obbligo di alimentarsi e di assumere il chinino. Nonostante Luisa rimetta sistematicamente tutto il cibo assunto, ella continua a mangiare unicamente per rispetto dell'obbedienza ricevuta. In questa fase, Gesù le chiede di accettare la sua condizione assimilandosi a una poverella, ossia accogliendo con rassegnazione ciò che gli altri le offrono, sebbene la preoccupazione principale della donna rimanga la sofferenza e il giudizio dei suoi genitori. Successivamente,
Gesù interviene chiedendole di riferire al sacerdote di sospendere l'obbligo del chinino e dei frequenti pasti, promettendo di manifestare personalmente l'origine divina di tali eventi. Sollevata da questa revoca,
Luisa vive un periodo di maggiore serenità familiare,
convinta inizialmente che lo stato di sofferenza a letto dovesse durare solo quaranta giorni.
Tuttavia, il protrarsi della situazione spinge il confessore a cambiare linea,
ordinandole di non assecondare più quello stato e minacciando di non visitarla più in caso di ricaduta.
Questa nuova disposizione viene accolta con favore da Luisa,
che soffriva profondamente la dipendenza totale dagli altri legata alla permanenza a letto,
pur rimanendo interiormente disposta ad accettare la volontà divina,
avendo già sperimentato come il Signore sappia convertire ogni amarezza in dolcezza e pace interiore.
Questo brano straordinario del diario di Luisa Piccarreta rivela la profonda dinamica teologica e spirituale,
che intercorre tra l'anima, l'autorità della Chiesa e l'azione sovrana di Dio.
Al centro dell'esperienza si staglia il primato dell'obbedienza ecclesiale,
un principio che trova solide radici nell'insegnamento scritturale.
Quando Luisa si oppone inizialmente ai desideri di Gesù a causa delle restrizioni poste dal confessore,
mette in atto un atteggiamento profondamente biblico.
Nella prima lettera di Samuele si ricorda che l'obbedienza vale più del sacrificio,
e lo stesso Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce, per compiere la volontà del Padre. Le parole del Signore a Luisa, che la rassicura dicendo che quando si segue l'obbedienza Egli non si offende, confermano questa assoluta priorità.
Gesù non percepisce la resistenza dell'anima come una ribellione egoistica,
ma come una sottomissione amorosa all'ordine divino stabilito attraverso la mediazione dei pastori, mostrando che la via sacramentale ed ecclesiale è sempre la via sicura per discernere la presenza di Dio.
L'incontro che si consuma nella mattina di Capodanno introduce una ricca simbologia nuziale e sacramentale. Il dono del "latte dolcissimo" versato dalle labbra di Gesù rievoca l'immaginario del Cantico dei Cantici,
dove l'amore dello Sposo è più delizioso del vino e le sue labbra stillano dolcezza verginale.
Nella teologia mistica e nella patristica,
il latte è spesso associato alla prima e tenera nutrizione della grazia divina,
capace di saziare l'anima molto più dei beni terreni.
Questo nutrimento celeste trova una drammatica contrapposizione fisica,
quando Luisa tenta di consumare il cibo materiale per obbedienza, finendo per rigettarlo misto al latte divino. Tale episodio manifesta la progressiva transizione dell'anima,
verso una dimensione che non appartiene più a questo mondo, ricordando le parole del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù dichiara di avere un cibo da mangiare che gli altri non conoscono,
ovvero compiere la volontà di Colui che lo ha inviato.
Il rifiuto del cibo umano evidenzia come la grazia stia trasformando la natura stessa della mistica,
rendendola idonea a vivere esclusivamente di una vita spirituale e divina.
La promessa dell'anello preparato per il futuro sposalizio mistico,
si inserisce perfettamente nel disegno salvifico di alleanza. Nella Scrittura,
l'anello e le nozze sono i segni escatologici e profetici dell'unione indissolubile tra Dio e l'umanità,
come annunciato dal profeta Osea, dove il Signore promette di fidanzare a sé il suo popolo nella giustizia, nell'amore e nella benevolenza. Questo fidanzamento mistico, tuttavia,
non è un'esperienza intimistica o priva di conseguenze esterne.
Al contrario, esso richiede la piena partecipazione ai patimenti di Cristo.
Luisa si ritrova circondata e rivestita da una veste di sofferenze dalla quale non può liberarsi da sola.
Questa "veste" evoca l'immagine paolina del rivestirsi di Cristo e delle sue sofferenze,
per poter partecipare anche alla sua gloria,
mostrando che l'unione con la Divina Volontà non esenta dal mistero del dolore,
ma lo trasforma in uno strumento di redenzione e di espiazione per i peccati del mondo.
L'aspetto più dirompente del brano riguarda l'intreccio tra la dimensione interiore della mistica,
e gli eventi storici concreti, rappresentati dall'annuncio profetico della guerra tra l'Italia e l'Africa.
Nella tradizione biblica, il profeta è colui che riceve un segno concreto,
per autenticare la parola divina dinanzi alla comunità e alle autorità stabilite.
Come nell'Antico Testamento i profeti offrivano segni storici per scuotere l'incredulità dei re e dei sacerdoti, così Gesù fornisce al confessore un segno tangibile legato alle sorti della nazione.
La risoluzione pacifica del conflitto,
avvenuta senza spargimento di sangue e confermata storicamente pochi mesi dopo,
non solo autentica l'origine divina delle rivelazioni di Luisa,
ma svela anche il valore immenso dell'anima vittima.
La sofferenza accettata per obbedienza e unita alla volontà divina possiede un potere di intercessione cosmico, capace di deviare il corso degli eventi bellici e di impetrare la pace. Attraverso questo segno,
il confessore passa dal sospetto e dalla tentazione di ricondurre tutto a una mera patologia medica,
a una profonda persuasione spirituale,
riconoscendo che dietro la debolezza del corpo di Luisa si cela l'azione gloriosa del braccio di Dio.
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