Capitolo 26 del Volume 1 dei Libri di Cielo
Il testo narra un profondo dialogo e un'esperienza spirituale tra Gesù e Luisa, incentrati sui temi della giustizia divina, della compassione materna e del valore dell'obbedienza totale. Durante un atto di fusione spirituale dopo la comunione, Gesù manifesta a Luisa il suo profondo dolore per le iniquità umane, spiegando che i corpi degli uomini, originariamente creati per essere santuari della sua presenza, sono stati trasformati in luoghi di marciume a causa dell'adesione ai programmi del mondo. Questa situazione costringe la giustizia divina a riversare pesanti flagelli e una feroce guerra sull'umanità come castigo.
Davanti alla sofferenza di Gesù e alla minaccia dei castighi per gli uomini, in Luisa si risveglia un sentimento di profonda compassione, paragonabile a quello di una madre che preferirebbe soffrire al posto dei propri figli pur di risparmiare loro il dolore. Luisa offre quindi se stessa a Gesù, dichiarandosi disposta a subire qualunque purificazione o mortificazione e persino il sacrificio della propria vita, pur di placare la giustizia divina e salvare i suoi fratelli, invitando il Signore a riposarsi nel suo cuore nonostante la propria condizione di peccatrice.
Gesù accoglie questa offerta, rivelando che era esattamente questo lo stato di compassione a cui voleva condurla dopo averle suggellato la maternità divina. Egli le propone un patto: se accetterà di soffrire non più saltuariamente, ma continuamente e ogni giorno per un certo tempo, egli risparmierà l'umanità. Viene spiegato che la vera sofferenza richiesta da Gesù non è necessariamente di natura fisica, ma consiste nell'obbedienza totale e nella mortificazione costante dell'umana volontà, rinunciando a ogni reazione impulsiva per conformarsi interamente alla modalità di vita divina.
In questo modo, la creatura si pone come intermediaria tra la giustizia di Dio e i peccati del mondo, assorbendo su di sé le conseguenze delle iniquità per salvare gli altri. Nonostante gli iniziali timori di Luisa sulla natura di queste sofferenze e sulla necessità dell'intervento quotidiano di un sacerdote confessore per liberarla dal conseguente irrigidimento del corpo, Gesù la rassicura evidenziando i benefici personali di questo cammino: l'anima verrà ripulita dai programmi del mondo per formare l'immagine di Dio, giungendo a un mistico sposalizio e a una fusione totale con Lui, simile a due ceri che si sciolgono in un unico fuoco.
Luisa riceve l'indicazione di riferire tutto al confessore per ottenere l'obbedienza. Riguardo alla durata di questo stato, definita da Gesù come un certo dato tempo, Luisa interpreta inizialmente l'espressione come un periodo limitato a circa quaranta giorni. Tuttavia, l'obbedienza si protrae per circa dodici anni. Il testo conclude riconoscendo la sapienza pedagogica divina: se il tempo effettivo fosse stato chiaro fin dal principio, la natura umana si sarebbe spaventata e difficilmente avrebbe accettato, mentre il prolungarsi degli anni permette di comprendere appieno la preziosità dell'obbedienza e i disegni imperscrutabili di Dio, orientati al massimo bene dell'anima.
Il testo proposto offre una profonda riflessione sulla teologia del dolore riparatore e sulla vocazione vittimale, temi che trovano un riscontro immediato e speculare all'interno della grande tradizione biblica e profetica. Al centro del brano emerge la figura di un'anima chiamata a porsi come scudo tra l'umanità peccatrice e la Giustizia divina. Questo concetto evoca potentemente l'intercessione di Abramo per Sodoma o la figura di Mosè che si staglia sulla breccia per trattenere lo sdegno del Signore contro il popolo idolatra, supplicando Dio di ricordare la Sua misericordia e il valore del Suo Nome.
La denuncia divina riguardo la profanazione dei corpi umani, originariamente creati per essere santuari e trasformati invece in luoghi di corruzione, si ricollega intimamente alla teologia paolina dell'uomo come tempio dello Spirito Santo, dove il peccato non è solo un'infrazione morale ma una vera e propria profanazione del sacro. Di fronte a questo scenario di rottura dell'alleanza, la reazione di Gesù non è unicamente mossa da un severo desiderio di punizione, ma esprime un dolore quasi materno, un pianto sul rifiuto dell'amore che richiama i lamenti di Dio nei libri profetici come Osea o Geremia, dove l'infedeltà del popolo spezza il cuore del Creatore.
La risposta dell'anima si inserisce perfettamente nel solco della spiritualità del Servo Sofferente descritto nel libro del profeta Isaia. Luisa non si limita a chiedere pietà, ma offre se stessa, invocando il mare immenso del Sangue divino come rimedio sovrabbondante capace di seppellire ogni iniquità. Questa disponibilità a subire i colpi della giustizia al posto dei colpevoli ricalca il mistero della sostituzione vicaria, culmine dell'evento salvifico del Calvario. L'immagine della vittima posta in mezzo, che riceve i fulmini dei flagelli per risparmiare i fratelli, descrive visivamente la dinamica della redenzione.
Oltre alla dimensione riparatrice e sociale del sacrificio, finalizzata a scongiurare i drammi della guerra, il testo introduce una dimensione mistica e sponsale di altissimo valore. Le sofferenze continue non servono solo a placare la giustizia, ma diventano lo strumento di una purificazione radicale. Il Signore annuncia un cammino che culmina nel matrimonio mistico, descritto attraverso la splendida metafora dei due ceri che, consumandosi nello stesso fuoco, si fondono fino a diventare una sola cosa. Questa trasformazione unitiva realizza pienamente l'ideale della perfetta assimilazione a Cristo, dove la sposa desidera essere crocifissa per non avere alcuna dissomiglianza con lo Sposo crocifisso, un concetto che riecheggia l'ardore dell'apostolo Paolo nel voler essere conformato alla morte di Cristo per poterne sperimentare la risurrezione.
Infine, l'elemento dell'obbedienza ecclesiale, mediata attraverso la figura del confessore, inserisce questa esperienza mistica nella retta via della prudenza e dell'ordine voluto da Dio. Nonostante i timori della natura umana, la fragilità della carne e le tribolazioni spirituali provocate anche dalle suggestioni avversarie, l'adesione filiale all'autorità della Chiesa garantisce l'autenticità dell'offerta. La scoperta progressiva della preziosità della croce, vissuta nella fedeltà quotidiana ben oltre il tempo inizialmente immaginato, dimostra come la grazia operi nel tempo, trasformando il timore naturale in una sottomissione d'amore totale ai disegni imperscrutabili di Dio.
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