4^ ORA DELLA PNSGC seconda parte
Quando la creatura si lascia purificare e liberare da Dio, la sua stessa anima diventa la dimora di Cristo, trasformando l'intera sua esistenza in una fabbrica di ostie. Ogni azione ordinaria, come respirare, camminare, cucinare o lavorare, se compiuta nella Divina Volontà, diventa un'ostia vivente che attualizza i meriti di Cristo e coopera alla salvezza universale. Di fronte a questa offerta, il Padre si intenerisce e invia lo Spirito Santo per consacrare e santificare ogni atto della creatura, rendendo la sua vita una consacrazione continua.
Tuttavia, lo sguardo spirituale rivela che in ogni ostia consacrata sino alla fine dei secoli resta schierata anche tutta la dolorosa passione di Gesù, poiché agli eccessi del suo amore gli uomini rispondono frequentemente con eccessi di ingratitudine e gravi delitti. Chi sceglie di vivere nella Divina Volontà non deve pensare di aver finito di soffrire, ma deve essere pronto a incontrare la medesima ingratitudine da parte di coloro per cui consuma il proprio tempo e le proprie energie. L'anima desidera allora farsi vicina a Gesù in ogni tabernacolo e in ogni ostia per condividere la sua solitudine e riparare le offese ricevute. Contemplando Cristo nell'ostia, si avvertono misticamente le punture delle spine causate dai pensieri cattivi delle creature; per alleviare questo dolore, l'anima abbassa la testa senza reagire alle calunnie e alle offese, offrendo in cambio pensieri di santità e d'amore che sconfiggono il male.
Allo stesso modo, per consolare Gesù che piange di fronte alle distrazioni e agli sguardi distolti di chi si presenta davanti all'Eucaristia pensando solo ai propri affanni materiali, la creatura offre i propri sguardi sempre fissi in lui. Questo non significa restare immobili a guardare un'immagine, ma guidare, parlare e operare nel mondo con pazienza, perseveranza e virtù divine, guardando i fratelli con gli stessi occhi d'amore di Cristo. Questa ricetta spirituale richiede un profondo desiderio e una totale umiltà, mirata non all'ambizione di insegnare agli altri, ma alla volontà di essere noi stessi la Divina Volontà, accogliendo incessantemente i doni di Dio per trasmetterli all'istante a tutta l'umanità. Di fronte a tale annichilimento d'amore nella creatura, i cieli si inchinano in adorazione e la vita umana si trasforma in un perenne ringraziamento al Padre.
La meditazione delle Ore della Passione non costituisce una semplice e pia devozione finalizzata al ricordo storico di eventi passati, bensì rappresenta il percorso pedagogico e spirituale concreto per la santificazione della creatura. Attraverso questa scuola divina, il fedele si incammina in un tragitto volto a conformarlo interamente a Gesù, fino a farlo diventare un altro Cristo che cammina sulla terra. Il fondamento operativo di questo cammino risiede nell'atto di fusione, una pratica quotidiana che non va considerata come una formula preghieristica astratta, ma come la presa di coscienza di una realtà spirituale in atto: l'unione profonda con Gesù. Quando nella preghiera si pronunciano espressioni come il baciare gli occhi, le orecchie o le mani di Cristo, non si compie un gesto devozionale sterile rivolto a un'immagine sacra, poiché il bacio esprime il contatto e l'amore che unisce. Baciare le membra di Gesù significa, in senso spirituale, fondere le proprie particelle e cellule in quelle del Salvatore, connettendosi di conseguenza con le particelle di tutte le creature umane.
L'atto di fondere i propri occhi in quelli di Gesù ne illustra la dinamica profonda: Cristo nell'ostia santa attende le anime con sguardi d'amore, ma riceve spesso sguardi distratti, indifferenti o rivolti alle vanità del mondo, giungendo a versare lacrime di dolore. L'anima che vive nella Divina Volontà unisce i propri occhi a quelli di Gesù per condividere le sue pene, offrendo sguardi sempre fissi in Lui, il che si traduce nel rifiutare i criteri del mondo per guardare la realtà e i fratelli con il medesimo amore e la medesima compassione di Dio. In tal modo, l'imitazione della vita di Cristo offre una riparazione reale che consola e ristora il Suo cuore offeso. Questo processo investe ogni facoltà umana, come l'udito, esigendo che si fondano le proprie orecchie in quelle di Gesù per rifiutare le calunnie o i discorsi malsani del mondo, orientandosi invece all'ascolto della Parola di Dio e delle sofferenze dei fratelli.
Questo cammino conferisce alla creatura una specifica missione ecclesiale e universale. Come Gesù scelse Luisa Piccarreta quale rappresentante di tutta l'umanità, così le anime chiamate alla Divina Volontà assumono il ruolo di mezzane tra la divina giustizia e le creature, operando per attenuare, dimezzare o annullare i flagelli meritati dai peccatori. La vita stessa della creatura diviene la sua passione, un'attualizzazione nel tempo presente dei meriti infiniti e perennemente in atto che Gesù ha prodotto duemila anni fa. Attraverso la fusione, l'essere umano, che era uscito dall'ordine divino a causa del peccato originale vivendo in modo egoistico, sposta la manopola della propria esistenza per sintonizzarsi sulla frequenza divina. Questo ritorno alla comunione con il Tutto permette di veicolare grazie e benedizioni capaci di assaltare spiritualmente persino gli increduli o coloro che tramano guerre, combattendo una battaglia invisibile che si vince non con le armi, ma con l'accoglienza amorosa delle mortificazioni e dei sacrifici. Ogni ingiustizia o sofferenza accolta con i modi di Gesù agisce come un anticorpo spirituale che distrugge l'azione dei demoni nel mondo.
Il compimento di questo disegno richiede una fede granitica e la consapevolezza che Dio non è un'entità astratta, ma si manifesta pienamente nella creatura umana, la quale è il Suo capolavoro. Le difficoltà quotidiane, la famiglia e il lavoro costituiscono il terreno in cui l'anima incontra il sangue salvifico di Cristo e risale il monte Tabor, purificandosi dai peccati passati. In questo cammino di purificazione, Gesù agisce come un esorcista che scaccia i vizi capitali e i condizionamenti del mondo, sostituendoli con le virtù divine. L'anima sperimenta così una prigionia d'amore nel cuore di Gesù, una concatenazione necessaria affinché la volontà umana sia consumata e guarita dalle ferite del peccato. Questa sottomissione non riduce l'uomo in schiavitù, ma lo conduce alla vera libertà spirituale; una volta completato il cambio di mentalità, le prerogative e le potenze divine si fondono con l'identità specifica della creatura, rendendola un'estensione vivente di Dio sulla terra, fedele alla Chiesa e al Papa.
Infine, l'Eucaristia si rivela come lo strumento concepito da Dio affinché Cristo possa essere scarcerato dalle specie sacramentali e prendere vita nelle anime, operando in esse e attraverso di esse. Anche dinanzi alle ingratitudini umane e alle offese recate ai sacramenti o alla santità del sacerdozio, Gesù non indietreggia, ma risponde con un amore ancora più grande, offrendo alle anime il programma da imitare. In virtù del sacerdozio regale ricevuto nel battesimo, la creatura che opera nella Divina Volontà impara ad amministrare e moltiplicare gli atti divini, riparando le colpe proprie e dei fratelli. Al termine di questa preparazione spirituale fondata sulla fusione, l'anima si dispone a seguire fedelmente i passi di Gesù verso l'orto del Getsemani, per addentrarsi nei misteri della Sua dolorosa passione e interiorizzarne definitivamente i modi santificanti.
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