3^ Ora della Passione di NSGC

Il brano prosegue l'esplorazione dell'inizio del cammino nella Divina Volontà attraverso una meditazione approfondita sulla Passione di Gesù, chiarendo come ogni evento della vita umana si trovi sotto la Sua diretta regia. Viene spiegato che durante la Sua Passione, durata solo 24 ore, Gesù ha concentrato e vissuto l'intera esistenza di ogni essere umano, attraversandone esclusivamente le sofferenze e le mortificazioni. Poiché nessun uomo potrebbe sopravvivere a una simile concentrazione di dolore, la Passione viene donata alle creature in una forma "allargata" e "dilatata" lungo l'intero arco della loro vita terrena, intervallata da momenti di tempo ordinario. Questo tempo supplementare è un dono di Dio destinato alla meditazione e alla comprensione del senso profondo della vita, finalizzato a purificare l'anima. Tuttavia, l'essere umano spesso ne abusa, utilizzandolo per godere dei beni effimeri del mondo e per alimentare i germi dei vizi presenti fin dalla nascita, moltiplicando così le proprie sofferenze.

Prima di dare inizio alla Sua missione dolorosa, Gesù si riunisce nel Cenacolo con i discepoli per l'Ultima Cena, un momento che raffigura tutto ciò che dovrà affrontare e che racchiude il programma di santità e gli atti salvifici per ogni tipo di azione umana. Nel disegno divino, infatti, ogni atto che non viene compiuto con amore costituisce un "peccato", inteso propriamente come un atto che separa la creatura da Dio; al contrario, l'intera vita di Gesù è stata una manifestazione di amore totale. Persino i Suoi gesti di forza — come il rovesciamento dei tavoli dei mercanti nel tempio — erano mossi dall'amore e dalla necessità di risvegliare le creature dal male che facevano a se stesse, dimostrando che a volte sono necessarie maniere decise per distogliere i figli o i fratelli da una strada errata. Per Gesù questa vita d'amore non richiedeva sforzi poiché corrispondeva alla Sua stessa natura divina; ogni Suo respiro, passo o sguardo riparava preventivamente gli errori e i peccati degli uomini.

Attraverso il dono della Divina Volontà, le creature sono chiamate ad assumere la medesima natura di Cristo, diventando "un altro Gesù sulla terra" e trasformando il proprio corpo in una fabbrica di atti divini e di amore a profusione. Grazie al libero arbitrio e alla conoscenza ricevuta, l'uomo può scegliere di nobilitare ogni singolo gesto quotidiano — come bere un caffè o sottolineare una pagina — compiendolo con la consapevolezza di generare un beneficio e un'ostia santa per l'intera umanità. Durante la cena al Cenacolo, Gesù manifesta una dolcezza e un'affabilità immense, sentimenti divini che i fedeli possono sperimentare concretamente nelle loro relazioni e comunità quando sono abitati da Dio. Mangiando l'agnello, Gesù non solo ripara i peccati di gola, ma santifica il cibo e tutte le funzioni più basse e naturali del corpo umano, conferendo loro prerogative divine capaci di produrre grazie continue.

Il cammino di santità richiede però una profonda attenzione verso se stessi, eliminando il giudizio sui fratelli e imparando a guardare il prossimo con gli stessi occhi d'amore di Gesù. Le difficoltà o le provocazioni causate dalle persone vicine, come i familiari, sono in realtà permesse da Gesù affinché la creatura prenda coscienza dei demoni e dei vizi (come l'ira o la mancanza di pazienza) che ancora le abitano all'interno. Nel Cenacolo si consuma anche il dolore di Gesù per la presenza dei discepoli ancora deboli e, in particolare, del perfido Giuda, il quale rappresenta l'amicizia traditrice basata sulla convenienza umana e sull'ambizione personale, elementi che lo pongono con un piede nell'inferno. Nonostante lo strazio per l'anima perduta di Giuda, Gesù accetta il tradimento poiché esso era necessario per includere nel Suo programma di redenzione la riparazione di questa specifica e amara espressione del peccato originale. Al contempo, Gesù trae gioia dal discepolo Giovanni, che rappresenta il popolo degli eletti, colui che si affida totalmente e riceve un anticipo di paradiso posando il capo sul cuore del Maestro.

Infine, il testo smentisce la tesi secondo cui chi vive nella Divina Volontà diventi insensibile o amorfo, affermando invece che l'anima sperimenta le armonie dolcissime del cielo e partecipa ai dolorosi palpiti di Gesù per la salvezza dei peccatori. Il programma di vita di Cristo funziona come un supporto informatico universale inserito nell'anima, capace di rispondere a ogni malvagità umana e di santificare qualsiasi impiego o sofferenza (dalla pulizia della casa alla malattia) se vissuti per amore. Riconoscendo che il Verbo ha avviluppato in sé tutta l'umanità, la creatura chiede la grazia di mantenere la Passione sempre impressa nella propria mente e nelle proprie azioni, affinché ogni evento quotidiano, sia esso una gioia o una contrarietà, venga accolto come un progetto perfetto di Dio per la propria e altrui santificazione.


Insegnamento per la vita spirituale


L'insegnamento fondamentale di questo brano risiede nella **rivoluzione della consapevolezza quotidiana**: l'anima che desidera camminare nella Divina Volontà deve comprendere che il proprio corpo e le azioni più ordinarie della giornata sono gli strumenti scelti da Dio per attualizzare la Redenzione. Non esiste alcun gesto troppo umile o insignificante — sia esso lavare i piatti, pulire i bagni, lavorare o bere un caffè — che non possa essere elevato a dignità di atto divino se compiuto con amore e con l'intenzione esplicita di applicarvi i meriti di Gesù per la salvezza dell'umanità. La spiritualità non si misura dal sentimento umano o da una pratica isolata, ma dalla totale sostituzione della propria volontà egoica con il "programma d'amore" di Cristo, trasformando ogni istante della propria vita in un'ostia di benedizione per i fratelli.


Un secondo e cruciale pilastro educativo riguarda l'**accettazione della regia divina nelle contrarietà**. Di fronte alle provocazioni dei familiari, alle amarezze causate dall'ingratitudine o ai tradimenti degli amici — di cui Giuda è l'archetipo —, la creatura non deve cedere al giudizio, alla recriminazione o alla rabbia umane. È necessario riconoscere che Gesù permette tali ostacoli non per ferirci, ma come specchio per mostrarci i nostri limiti interiori e per offrirci la materia prima del sacrificio purificatore. Sotto questa luce, persino le situazioni apparentemente negative si rivelano essere progetti di grazia. Abbandonando la mentalità terrena e mantenendo lo sguardo fisso sulla Passione, l'uomo sperimenta fin da ora le delizie del cielo, diventando un collaboratore attivo e insostituibile del Massimo Bene.

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