Capitolo 7 del Volume 1 dei Libri di Cielo Parte 1
Analizziamo l'esperienza di Luisa Piccarreta e il valore pedagogico dei suoi scritti per i fedeli.
Luisa si percepisce come la creatura più cattiva e brutta, provando vergogna di fronte agli altri.
Nonostante le straordinarie grazie e rivelazioni di Gesù, Luisa sente di non riuscire a cambiare.
Il testo evidenzia come Luisa sia simile ai fedeli ordinari, tornando spesso indietro e lamentandosi con Gesù.
Luisa non è nata santa; Gesù la propone come esempio reale e imitabile proprio per le sue debolezze.
Le fragilità di Luisa servono a tranquillizzare chi viene dopo di lei, esortando a non scoraggiarsi.
L'essere umano è immerso nelle logiche del mondo; serve un cammino graduale guidato da Dio.
Dopo aver detto "sì", la vita del fedele è guidata da Gesù e Maria.
Ogni evento, anche se non sembra venire da Dio, contiene un insegnamento e una purificazione.
Gesù fa festa nel vedere l'anima umile e annientata, parlandole continuamente dell'umiltà con modi sempre nuovi.
Cardine fondamentale per coltivare la relazione personale e intima con Gesù.
I "Libri di Cielo": sono i testi riconosciuti dalla Chiesa che rappresentano un incontro faccia a faccia con la parola di Gesù.
Focalizziamoci ora sul significato profondo della Comunione e sulla pedagogia di Gesù attraverso gli scritti di Luisa Piccarreta.
La lettura dei testi rappresenta un dialogo diretto con Dio, che si completa e si intensifica durante la celebrazione della Santa Messa.
Acquisire queste conoscenze permette di accostarsi alla Sacra Ostia in modo diverso, percependo l'Eucaristia come un incontro concreto con un Dio vivo.
Il testo sottolinea che l'amore divino non è un concetto astratto, ma una Persona che entra nel fedele e suscita emozioni profonde.
Quando il fedele si umilia e si sforza di seguire i suoi insegnamenti, Gesù gioisce intensamente. Dio è paragonato al padre del Figliol Prodigo, felice di veder tornare i propri figli.
Questa gioia divina deriva dal vedere che l'umanità si avvicina finalmente a compiere il progetto originario: essere a Sua immagine e somiglianza.
Gli insegnamenti ricevuti al mattino vengono poi richiamati da Gesù stesso durante la giornata, suggerendo sempre nuovi modi per praticare l'annichilimento di sé.
Gesù parla delle stesse virtù (come la pazienza) in centinaia di modi diversi. Questo accade perché Dio è infinito e l'anima deve svuotarsi della mentalità del mondo per assorbire ogni sfaccettatura del carattere divino.
La quotidianità diventa il terreno pratico in cui applicare e assimilare le virtù divine in situazioni sempre nuove.
Ma conoscere una virtù non basta; essa appartiene davvero all'anima solo quando viene messa in pratica senza sforzo, diventando naturale come il respirare.
Negli scritti successivi, Dio si rivela come puro spirito e dichiara: "Io sono le mie virtù". Pertanto, riempirsi delle virtù significa riempirsi di Dio stesso.
Rileggere i testi permette di chiarire i concetti; fin dalle prime pagine del primo volume si pongono le basi per comprendere le rivelazioni più avanzate dei volumi successivi.
L'anima si svuota della mentalità del mondo e della propria volontà umana rinunciando a reagire d'impulso e fermandosi per imitare i modi di Gesù.
Nel momento esatto in cui l'anima crea questo vuoto e accetta l'invito a praticare una virtù (come la pazienza), Gesù sigilla quella specifica virtù divina nell'anima, restaurando l'immagine di Dio in lei.
Operare come Gesù richiede inizialmente un doppio sforzo e la rinuncia ai piaceri egoistici o ai modi di fare mondani.
Nei momenti difficili (come la cura dei genitori o i litigi tra fratelli), scegliere di cedere e farsi carico delle situazioni per amore della pace non è un segno di debolezza, ma la via d'uscita dal "labirinto di morte".
Rinunciare all'agire umano equivale a distruggere il vizio. Utilizzare una virtù divina agisce come un anticorpo che sconfigge la morte spirituale, poiché si permette a Dio stesso di agire.
Incentriamoci adesso sulla vera natura dell'umiltà, sullo svuotamento dai vizi e sul piano originario di Dio per l'anima umana.
Bisogna agire come Gesù: Gesù non teorizza spesso sulle singole virtù, ma chiede l'azione pratica: imitare i suoi modi e non applicare la volontà umana. Questo processo attiva automaticamente il "programma delle virtù".
E bisogna spodestare i tre nemici: L'anima è nata per essere il tabernacolo della Trinità, ma l'essere umano vi ha fatto abitare l'Io, il mondo e Satana. Per scacciare questi vizi capitali è necessario praticare le virtù divine, che diventano il vero nutrimento dello spirito.
L'umiltà non è un semplice atteggiamento dimesso, ma la chiara coscienza di ciò che si è davanti a Dio: creature incomplete e ancora bisognose del tocco divino per essere ultimate.
Chi non è umile cade nella superbia dell'autosufficienza, attribuendo i successi a se stesso ("sono in gamba, sono il più bravo") e ostacolando il percorso di trasformazione interiore operato da Dio.
L'essere umano viene al mondo con un'anima "vuota", destinata a riempirsi dell'immagine di Dio, ma segnata fin dal principio dal timbro del peccato originale.
Vivendo lontani da Dio e senza la consapevolezza di poter usare il libero arbitrio per dissociarsi dal male, le azioni umane finiscono per alimentare l'immagine del mondo e della superbia. Questo spiega la compassione di Gesù sulla croce ("Non sanno quello che fanno").
Dobbiamo fare una scelta di campo: Il Vangelo recita: ("O con noi o contro di noi") per evidenziare che non esiste una via di mezzo: le opere definiscono a chi si appartiene.
La comprensione di questa verità permette al fedele di invertire la rotta attraverso una conversione profonda, sostituendo i vizi capitali con i frutti e le virtù dello Spirito Santo.
Di seguito analizziamo il combattimento spirituale, la pedagogia di Gesù e il percorso di liberazione dell'anima secondo gli scritti di Luisa Piccarreta.
Comprendere a parole il passaggio dal "programma del mondo" a quello di Dio è semplice, ma l'applicazione pratica è difficile. I vizi radicati nell'anima non vogliono cedere il passo e si nascondono in profondità, come descritto da Santa Teresa d'Avila nella metafora del castello interiore.
Se il fedele si fida, Gesù attira fuori questi "demoni" interiori, provocandoli e facendoli reagire. Questo serve a rendere l'anima consapevole della loro presenza per poterli affrontare ed eliminare.
Come Maria Maddalena fu liberata da sette demoni, così ogni creatura deve essere purificata dai sette vizi capitali, che costituiscono l'impronta e la radice del peccato originale. Questo processo di purificazione profonda si sviluppa intensamente fino al sesto volume degli scritti.
La lettura dei testi produce frutti reali solo se si trasforma in azione quotidiana. Chiudere il libro e continuare a vivere come prima lascia l'anima immutata.
Prima di ricevere queste verità, Gesù accetta le fragilità umane perché dettate dall'ignoranza. Una volta acquisita la conoscenza del meccanismo del male, il fedele è chiamato a vigilare su ogni pensiero, intenzione e movimento interiore.
Davanti a ogni azione o reazione, l'anima deve chiedersi da dove nasca quel pensiero (se da Dio o dal nemico) e domandarsi come avrebbero agito Gesù e Maria in quella stessa situazione.
Gesù assume la piena responsabilità dell'istruzione del fedele. Le risposte ai dubbi e alle domande interiori che nascono durante il giorno vengono spesso fornite da Gesù stesso il giorno successivo, confermando la Sua presenza costante.
Nonostante nel mondo esistano molteplici vie che rivendicano falsamente l'etichetta di "Divina Volontà", Gesù promette di rivelarsi e di non lasciare nel dubbio chi lo desidera con cuore sincero.
L'essere umano è una creatura completa a livello fisico e biologico, ma incompleta nello spirito perché priva dell'immagine di Dio, sostituita da quella del mondo. Poiché l'anima è inizialmente abitata dal programma del male, fidarsi dei propri pensieri significa ingannarsi da soli.
Il testo mette in luce la presa di coscienza della bruttezza del peccato, inteso come un'orrenda ingratitudine e un enorme affronto che un "misero vermicciolo" (la creatura) fa a Gesù Cristo, danneggiando gravemente la propria anima.
Gesù è venuto per recidere le catene del nemico e cancellare la radice stessa del peccato originale, restituendo la vera libertà. Anche se ogni essere umano vive una storia a sé (come il protagonista di un film unico), la via della vera libertà e la pedagogia per scacciare il nemico infernale rimangono identiche e universali per tutti.
Nonostante ogni persona sviluppi una vita terrena completamente differente, ciò che accade nell'anima è uguale per tutti.
I "Libri di Cielo" scritti da Luisa Piccarreta tracciano un percorso universale. I primi sei volumi servono a svuotare l'anima dal male, mentre i volumi dal settimo al dodicesimo operano per stabilire l'immagine di Dio in noi.
Per liberarsi dal male interiore, ognuno deve affrontare le proprie battaglie contro i vizi e praticare le virtù opposte. Anche se le circostanze storiche cambiano (es. affrontare problemi di droga o altri dolori), la dinamica spirituale della mortificazione è identica.
La liberazione dal male avviene solo attraverso i sacrifici, le mortificazioni e le sofferenze, che Gesù definisce la "porta stretta" o il "calice amaro". Superata questa fase iniziale, il cammino spirituale scorre in modo rapido e straordinario.
La consapevolezza di ciò che accade nell'anima trasforma il dolore in forza interiore e gioia, poiché si comprende il fine purificatore della prova.
Per chi è avanzato nel cammino, la mortificazione acquista un valore immenso. Diventa uno strumento di corredenzione per salvare i propri cari, i genitori e gli antenati, estendendo i suoi benefici da Adamo fino all'ultimo uomo della storia.
Questo percorso nella Divina Volontà non è una dottrina nuova o inventata; è antica come il mondo. Ogni singola parola trova perfetto riscontro nella Bibbia, nel Vangelo e nel magistero che la Chiesa custodisce da 2000 anni.
Duemila anni fa l'umanità non era pronta a comprendere tutte le verità. Oggi, ciò che un tempo la Chiesa definiva "mistero" viene svelato totalmente da Gesù, rendendo più semplice l'uscita dal labirinto di morte causato dai vizi.
Dio permette temporaneamente alla zizzania di crescere insieme al grano, con la speranza e l'obiettivo che essa si converta in grano buono prima della cernita finale.
Nell'Appello del Re Divino, Dio dichiara di aver già preparato e completato tutto per l'umanità, come una casa interamente arredata in cui occorre solo entrare.
Con la conoscenza ricevuta, l'essere umano diventa pienamente responsabile. Il suo unico compito è rinunciare a Satana, abbracciare i modi di agire divini ed entrare a vivere nell'intimità della Santissima Trinità.
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