Capitolo 6 del Volume 1 dei Libri di Cielo Parte 2

 Passiamo adesso al commento letterale del capitolo 6.

Il brano esprime il nucleo centrale della pedagogia divina vissuta da Luisa Piccarreta, in cui il distacco dal mondo non è un vuoto fine a se stesso, ma lo spazio necessario per l'intimità con Dio.

Il testo dice: «Quando il Divin Maestro mi liberò dal mondo esterno, allora vi pose mano a purificare l’interno...»
  • Abbiamo visto che Gesù non può mettere mano all'anima se la mente è affollata da ansie, shopping o impegni mondani imprecisati. Il "mondo esterno" rappresenta gli idoli che frammentano l'attenzione. Solo quando la mente si zittisce, inizia la purificazione dei vizi capitali.

    Questo passaggio trova un parallelo perfetto in Osea 2, 16: «Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore». Il deserto biblico è la liberazione dalle distrazioni esterne: Dio isola l'anima per poter guarire la sua interiorità. Inoltre, richiama l'esortazione di Gesù in Matteo 6, 6: «Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto».

Proseguendo dice:

«“Adesso siamo rimasti soli, non c’è più nessuno che ci disturbi... devi fare conto che Io e tu siamo soli nel mondo”»
  • Questa è la fase del "Bambino in fasce". L'anima smette di disperdere energie per compiacere le logiche umane e si concentra sull'unico necessario. Sperimenta che la vita non si vive più in solitudine, ma in una costante "vita a due" con Gesù.

    Tale esclusività richiama il radicalismo evangelico del Primo Comandamento e le parole di Gesù in Luca 14, 26 o Matteo 10, 37, dove l'amore per Lui deve superare ogni altro legame umano. L'anima e Dio rimangono soli come nel giardino del Cantico dei Cantici: un rapporto nuziale in cui il mondo scompare per fare spazio all'Unico Sposo.

Proseguendo incontriamo: «“...non sei adesso più contenta che prima che dovevi contentare tanti e tanti? Vedi, uno solo è più facile contentarlo”»
  • Viene rivelato che l'anima viveva nell'ansia di assecondare amici, convenzioni sociali e l'orgoglio del mondo (il "programma del mondo"). Gesù propone una drastica semplificazione: fare la Volontà del Padre nelle piccole cose (come fare la mamma o cucinare con amore). Servire un solo Padrone unifica l'esistenza.

    È il rimprovero amorevole che Gesù fa a Marta in Luca 10, 41-42: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore». Chi cerca di accontentare il mondo cade nella schiavitù, ma come dice Matteo 6, 24: «Nessuno può servire a due padroni». Accontentare solo Gesù reca la vera pace ("non sei adesso più contenta?").

Quando dice: «“Promettimi d’essere fedele ed Io verserò in te tali e tante grazie da restarne tu stessa meravigliata”»
  • Sta dicendo che la fedeltà richiesta è la frequenza quotidiana alla "scuola divina", senza assenze o scorciatoie. La ricompensa non sono miracoli materiali (es. una macchina nuova), ma il dono gratuito di "goccioline di Gesù stesso" che, accumulandosi a torrenti, distruggono il programma di Satana e installano la Santissima Trinità nell'anima.

    La promessa di grazia sovrabbondante per l'anima fedele evoca Malachia 3, 10: «...se non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti». San Paolo in Efesini 3, 20 ricorda che Dio «ha potere di fare immensamente di più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che agisce in noi». La meraviglia dell'anima davanti all'azione gratuita di Dio è la stessa del Magnificat di Maria in Luca 1,49: «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome».

Proseguendo si legge: «“Sopra di te ho fatti dei grandi disegni, sempre se Mi corrispondi!”»
  • Ciascuno di noi non è una creatura nata per caso, ma è considerata da Dio come un "figlio prediletto" su cui poggia un progetto speciale. Tuttavia, questo grande disegno è condizionato dal libero arbitrio. Dio non fa forzature: se l'anima si limita a leggere i testi ma non fa i "compiti a casa" (cioè non corrisponde con la pratica quotidiana), il progetto fallisce.

    I "grandi disegni" rievocano la celebre promessa del profeta Geremia 29, 11: «Solo io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza». Questa chiamata grandiosa esige però una risposta, sul modello del di Maria nell'Annunciazione (Luca 1, 38): «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Senza la corrispondenza dell'uomo, la grazia rimane inoperante.

Quando dice: «“Voglio fare di te una mia perfetta immagine, cominciando da che Io nacqui finché morii”»
  • Questo è il nucleo centrale del mistero della crescita. L'anima che dice riceve anzitutto la "pennellata di Gesù Neonato", il seme trinitario. Questo Bambinello deve essere nutrito con le opere di santità per crescere attraverso tutte le tappe della vita di Cristo. Il traguardo finale — la morte di Gesù — rappresenta spiritualmente la morte della volontà umana (la radice del peccato originale e dell'io di Satana), affinché l'anima sia svuotata del tutto e diventi un tabernacolo vivente.

    Il progetto originario della creazione si trova in Genesi 1, 26: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza». Poiché il peccato ha deformato questa somiglianza, il percorso della Divina Volontà la restaura configurando l'uomo a Cristo, la perfetta immagine del Padre (Colossesi 1, 15). San Paolo esprime magnificamente questo riprodurre la vita e la morte di Gesù in Galati 2, 20: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». La "morte" della volontà propria è il passaggio obbligato per la risurrezione dello spirito.

Leggendo: «“Io stesso t’insegnerò un poco per volta il modo come fare”. E succedeva così. Ogni mattina, dopo la Comunione mi diceva ciò che avrei dovuto fare nel giorno.»
  • Gesù rassicura l'anima dicendo "ci penso io", alleviando l'ansia di non essere all'altezza. La vita quotidiana diventa l'aula di scuola. La "Comunione" qui assume il significato profondo di un dialogo e di una relazione intima e continua: ogni mattina il Maestro si presenta attraverso la Parola e gli scritti per dare le istruzioni, e l'anima deve restare concentrata tutto il giorno per applicarle nelle piccole cose (nel lavoro, in famiglia, verso il coniuge o i figli).

    Questa guida quotidiana e progressiva ("un poco per volta") rispecchia lo stile dello Spirito Santo promesso da Gesù in Giovanni 16, 12-13: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lui, lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera». Inoltre, il ricevere le istruzioni "ogni mattina" evoca la figura del Servo del Signore in Isaia 50, 4: «Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli».

Leggiamo ora: «...la prima cosa che mi diceva essere necessario per purificare l’interno del mio cuore, era l’annichilimento di me stessa, cioè l’umiltà. [...] voglio proprio farti capire che da te niente puoi».
  • Abbiamo visto che l'anima, ferita dal peccato originale, ha sviluppato il "programma del mondo", una volontà egoica che produce solo atti di morte spirituale e macchie. L'umiltà non è un sentimento di autocommiserazione, ma la lucida presa di coscienza della propria incompletezza: rendersi conto che senza il "pezzo mancante" (l'immagine di Dio), non siamo capaci di fare il vero bene. È la fase del "neonato in fasce" che non sa fare un passo senza la madre.

    Questo concetto è identico alle parole lapidarie di Gesù nel Vangelo di Giovanni 15, 5: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». L'annichilimento di sé evoca l'atteggiamento del re Davide in Salmo 39, 6: «Ecco, di pochi palmi hai fatto i miei giorni, la mia esistenza davanti a te è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive». Solo chi riconosce questo vuoto può essere riempito.

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