Capitolo 5 del Volume 1 dei Libri di Cielo Parte 2

 Nonostante l'azione totale di Dio, il libero arbitrio della creatura rimane centrale e inviolabile.

  • Gesù chiede all'anima di dargli la propria volontà, intesa come il desiderio profondo di essere liberata. Dio non violenta mai la creatura perché l'ha creata libera; spetta all'uomo decidere da chi farsi abitare.

    Il cammino di liberazione dal programma del mondo e dai demoni richiede tempo e applicazione (corrispondente indicativamente ai primi 5-6 volumi degli scritti). Se la creatura mette in pratica gli insegnamenti quotidiani, sperimenta una vera e propria scuola di liberazione interiore.

    Davanti a ciò che non comprende, la creatura è invitata a mettersi "come morta" tra le braccia di Gesù, fidandosi ciecamente del Suo operato.

Attualizziamo ora l'esperienza vissuta da Luisa, collegandola alla vita sacramentale di ogni credente.

  • Al momento di ricevere l'Eucarestia, Gesù si fa sentire intensamente attraverso forti emozioni e battiti del cuore. Questi segni sensibili servono ad aiutare la persona a fare caso a ciò che avviene nel proprio interno.

    Di fronte a questo amore, scatta la spinta psicologica e spirituale a promettere a Gesù di essere "tutta sua", chiedendo perdono per il tempo in cui si è lasciata la propria vita nelle mani del nemico e supplicando il Signore di non essere mai più lasciati soli.

Il dialogo scritto da Luisa non è solo un resoconto storico, ma rappresenta la mappa pedagogica del rapporto tra Gesù e ogni anima che intraprende questo cammino.

  • Sapendo che senza di Lui la creatura non può fare nulla, Gesù rassicura l'anima promettendo: "Verrò insieme con te ad osservare tutte le tue azioni, i movimenti, i desideri tuoi".

    Da questo momento in poi, Gesù non abbandona mai la creatura. Anche se non visibile, Egli osserva e controlla ogni azione, pensiero e desiderio. Questa vigilanza serve a orientare l'anima, affinché ogni singolo atto quotidiano non sia più compiuto secondo il "programma del mondo", ma secondo il "programma divino".

Illustriamo dunque gli effetti pratici della vigilanza d'amore di Gesù e la chiamata a imitare la Sua vita a Nazareth.

Quando si decide fermamente di abbracciare questo cammino, si sperimenta la sensazione costante di avere lo sguardo di Gesù addosso. Questo non genera timore, ma una cura attenta in ogni azione quotidiana.

  • La percezione della presenza divina influisce persino sul modo di vestire. La creatura impara a scegliere abiti pudici che non esaltino le fattezze fisiche, sia per far felici Gesù e Maria, sia per evitare di provocare peccati di pensiero nei fratelli.

    I vecchi desideri mondani (come andare in discoteca o cercare divertimenti straordinari) lasciano il posto a opere di carità concrete, specialmente verso i familiari che affrontano problemi di salute.

    Gesù viene percepito come un maestro interiore totalmente dedito alla singola anima, che non si distrae mai. Sebbene all'inizio si possa agire con una certa distrazione, la crescente consapevolezza della Sua presenza spinge a una vigilanza estrema per non offenderlo e non rischiare di perderlo.

Sottolineiamo ora come il controllo di Gesù sia finalizzato a liberare l'anima dal programma del mondo per farle vivere, già sulla terra, il paradiso (inteso come la presenza di Dio nell'anima).

  • Gesù riprende costantemente l'anima, in particolare quando si lascia trasportare in chiacchiere prolungate o discorsi indifferenti con la famiglia.

    Le parole superflue e inutili riempiono la mente di concetti estranei a Dio. Esse creano una sorta di "polvere" attorno al cuore che indebolisce la percezione della grazia e della presenza divina, impedendo all'anima di mettere in atto le virtù ricevute.

Per correggere queste tendenze, Gesù invita l'anima a imitare il modello della Sua vita nascosta a Nazareth, definendo cosa significhi realmente dare gloria a Dio.

  • Dare gloria a Dio non significa ripetere formule religiose tutto il giorno, ma compiere santamente e perfettamente il proprio ruolo di madre, moglie, figlia o lavoratrice, sostituendo il programma del mondo con quello della santità.

    Vivendo e agendo con le modalità e le intenzioni di Gesù, la creatura produce "atti divini" che contribuiscono direttamente alla salvezza e alla conversione del prossimo.

La conversazione umana, se santificata, diventa uno strumento potente di intercessione e di grazia per tutta l'umanità.

  • Per discorsi santi non si intende solo parlare di teologia, ma anche dialogare su come prendersi cura dei fratelli e su come aiutare concretamente le famiglie in difficoltà.

    Attraverso queste parole buone e sante, l'anima ripara le offese che gli uomini compiono continuamente verso il Padre.

    Gli atti divini compiuti imitando Gesù si riflettono sull'intera umanità: sono come saette che toccano i cuori per convertirli, aumentano la santità di chi è già sulla via del bene e portano consolazione a chi si trova nella disperazione.

Definiamo adesso cosa significhi realmente "fare tutto con Gesù" attraverso i modi dell'amore e mette in guardia dalle derive fanatiche.

Chiariamo un concetto teologico fondamentale per evitare un'interpretazione infantile o puramente verbale della spiritualità.

  • Dio non ha un corpo materiale, ma "è i suoi modi". Gesù, incarnandosi, ha reso visibili i modi santi del Padre ("Chi ha visto me ha visto il Padre").

    Invitare Gesù nelle azioni quotidiane non consiste nel ripetere formule meccaniche (es. "Gesù vieni a guidare con me" o "vieni a bere con me"). Chiamare Dio significa compiere quell'azione con i Suoi stessi modi, ovvero con amore.

    Poiché Dio è Amore, se un'azione si compie con vero amore, la si sta compiendo automaticamente con Dio e con Gesù.

Ogni azione ordinaria, anche la più banale come bere un bicchiere d'acqua, può essere vissuta sotto due regni spirituali opposti.

  • Se si beve l'acqua con stizza, nervosismo o lamentandosi perché è calda o lontana, si sta agendo secondo il "programma del mondo" (il demone della morte). In questo caso, anche se si pronunciano formule religiose a voce, l'atto è sterile, non dà gloria a Dio e non salva nessuno.

    Se si beve l'acqua ricordando che è un dono di Dio, provando gratitudine e pensando a chi nel mondo non ne ha, quell'atto diventa un "atto d'amore". Questo modo di agire produce effetti di vita, salvezza e guarigione che si riflettono sull'intera umanità.

L'imitazione dei modi di Gesù ha una risonanza universale, ma i suoi frutti si avvertono secondo un preciso ordine di vicinanza.

  • Vivere santamente permette di riparare le offese a Dio e di canalizzare sui fratelli tutti i benefici e le grazie contenute nell'Ostia Santa.

    Nell'imitazione di Nazareth, i primi a beneficiare degli atti divini di Gesù furono la Madonna e San Giuseppe. Allo stesso modo, i primissimi beneficiari della conversione e della santità di una creatura sono proprio i membri della sua stessa famiglia terrena.

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