Volume 1 Introduzione ai Libri di Cielo parte 2

Passiamo ora ad analizzare in senso letterale, l’introduzione ai Libro di Cielo alla “Luce” della Sacra Bibbia.

Il commento a questo brano, mette in luce il dramma dell'anima che si spoglia di sé per farsi canale della volontà divina.

La resistenza di Luisa non è ribellione, ma la reazione della creatura di fronte all'immensità di Dio. Il suo "mi assoggetterei a mille morti" richiama l'agonia di Gesù nel Gethsemani: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; però non come voglio io, ma come vuoi tu" (Matteo 26, 39). Come spiegato nei riassunti, la "mentalità del mondo" e l'io umano si sentono morire quando devono cedere il passo alla Divina Volontà.

Luisa riconosce che l'ordine del confessore è ispirato dalla Trinità. Nella Bibbia, l'obbedienza è superiore al sacrificio (1 Samuele 15, 22). La paura di essere "discacciata per la disobbedienza" riecheggia la caduta di Adamo: disobbedire significa uscire dall'ordine divino per rientrare nel labirinto delle proprie tenebre. L'obbedienza qui è l'atto che permette a Gesù di essere "esorcista" del suo ego.

L'invocazione "Vita della mia vita" riflette perfettamente il concetto paolino: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Galati 2, 20). Il termine "Sposo" evoca il Cantico dei Cantici e la simbiosi mistica: l'anima non opera più da sola, ma è animata dai modi di Dio. Come indicato nei riassunti, questo "matrimonio" è lo scopo per cui siamo stati creati: essere immagine e somiglianza di Dio.

Le espressioni "m'intrometto, m'abbandono, mi riposo" ricordano il Salmo 131: "Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre". Luisa sa che senza la grazia (il "programma di santità") la creatura è nulla e preda del nemico. È il riconoscimento della propria povertà radicale che permette a Dio di agire come "regista" della sua vita.

Sebbene il brano enfatizzi il dolore del segreto svelato, i riassunti ci ricordano che questo sacrificio è necessario perché la "luce delle conoscenze" deve giungere a noi. È l'attuazione del mandato di Gesù: "Quello che ascoltate all'orecchio, predicatelo sui tetti" (Matteo 10, 27).

Questo non è solo un atto privato, ma l'inizio di una "scuola" dove la debolezza umana si fonde con la forza divina per riportare l'uomo nel porto della Creazione.

Continuando:

Luisa descrive la sua anima immersa in tenebre dense, incapaci di accogliere anche un "atomo di luce". Questo riflette la condizione dell'uomo dopo il peccato di Adamo, descritta in Giovanni 1, 5: "La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta".
Come evidenziato i
n precedenza, queste tenebre non sono un rifiuto di Dio, ma il "programma del mondo" che ci ha resi smemorati della nostra origine. Luisa chiede luce alla mente perché, biblicamente, la conoscenza è la via della liberazione: "La verità vi farà liberi" (Giovanni 8, 32).

L'invocazione di un raggio di luce nel cuore per purificarlo dal "fango" richiama la promessa profetica di Ezechiele 36, 26: "Vi toglierò il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne".
Il "fango" rappresenta l'attaccamento alla volontà umana. Luisa chiede che l'amore di Dio lo "consumi", trasformando il dolore in una "dolcezza" comunicativa. Questo si sposa con l'idea del riassunto per cui l'amore di Dio è per sua natura
comunicativo: chi lo riceve è "obbligato" dalla natura stessa dell'amore a donarlo ai fratelli.

La richiesta, che la luce la circondi e si intrometta in ogni nascondiglio, è una richiesta di esorcismo totale dell'io terreno.

Richiama il Salmo 139, dove Dio sonda ogni pensiero e via dell'uomo.

Luisa non cerca solo una visione, ma una "sostituzione" del proprio essere. Vuole che il suo essere terreno venga "consumato" per diventare "Essere Divino". È il compimento del progetto creativo: tornare a essere immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1, 26).

Chiedendo luce sulle labbra per "dire la pura verità", Luisa si pone nel solco del discernimento spirituale (1 Giovanni 4, 1). Teme l'illusione del nemico perché sa che solo i "modi di Gesù" sono l'antidoto all'inganno. Il suo desiderio di "entrare nel centro" della luce divina è il desiderio di ogni studente di questa scuola: smettere di agire come creatura isolata per agire dal centro della Santissima Trinità.

In sintesi, questo brano è l'accettazione pratica di ciò che i riassunti definiscono il "cambio di mentalità": l'anima smette di fidarsi delle proprie percezioni (le tenebre) e si abbandona al Sole Divino affinché sia Lui a pensare, parlare e amare in lei.

In quest’ultima parte del proemio viene suggellato l’ingresso nella "scuola" attraverso un atto di affidamento corale e una profonda umiltà.

Luisa invoca la Vergine come "Madre amabile" e "soccorso". Biblicamente, questo richiama Maria alle nozze di Cana (Giovanni 2, 1-11), colei che intercede per ottenere la "grazia e fortezza" necessaria quando le risorse umane (il vino) vengono a mancare.
L'appello a San Giuseppe, agli Arcangeli e all'Angelo Custode conferma quanto emerso nei riassunti: vivere nella Divina Volontà non è un atto solitario. Tutto il Cielo si mobilita per "dirigere la mano" della creatura. Come in
Ebrei 12, 1, siamo circondati da una "moltitudine di testimoni" che ci sostengono affinché la nostra missione sia "ad onore e gloria di Dio".

Luisa chiede protezione dall'Arcangelo Michele contro gli ostacoli che il nemico mette nella sua mente. Questo si ricollega ai riassunti precedenti: il demonio teme le "conoscenze" della Divina Volontà perché esse sono la luce che fuga le sue tenebre. La lotta di Luisa è la lotta di ogni cristiano descritta in Efesini 6, 12: "La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso". L'obbedienza è l'arma che vince questo scontro.

L'anima si sente "raccapricciata e spaventata" nel vedere la propria incoerenza di fronte alle grazie ricevute. Questa "confusione e vergogna" non è disperazione, ma la metanoia (conversione) biblica. È il riconoscimento della propria nudità spirituale, simile a quello di Pietro dopo la pesca miracolosa: "Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore" (Luca 5, 8).
Tuttavia, come spiegano i riassunti, Gesù usa questa miseria per farne un "trionfo della sua misericordia". In
Romani 5, 20 leggiamo: "Laddove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia". Luisa accetta di essere un "nulla" affinché Dio sia "Tutto".

Il grido "non ritirarti da me" esprime il desiderio di non interrompere il flusso della grazia che viene versata "goccia a goccia". Questo cammino è l'ultimo sforzo di Dio per "entrare nel porto" della salvezza. La creatura, pur sentendosi cattiva, non si ferma, ma offre la sua disponibilità a essere trasformata in un altro Gesù attraverso la pratica dei Suoi modi.

In conclusione, Luisa ci insegna che la santità della Divina Volontà non richiede la perfezione di partenza, ma la sincerità nell'umiltà e la fiducia incrollabile in un Dio che è "Maestro" e "Sposo".

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