Studio dei libri di Cielo parte 1
Introduzione allo studio dei Libri di Cielo come il compimento del disegno divino.
I "Libri di Cielo" non sono solo testi, ma il dono supremo di Dio all'umanità per ristabilire il suo progetto originario.
Sebbene Luisa Piccarreta sia nata nel 1865, la storia della Divina Volontà inizia col "Fiat Lux". Tutto ciò che Dio aveva in sé è stato manifestato esternamente nella Creazione; è lì che bisogna tornare per comprendere questo cammino.
Questi scritti rappresentano l'ultima parte della storia della salvezza. Sono il Compimento della Rivelazione. Sono lo sviluppo dell'Apocalisse accennata da San Giovanni: la rivelazione piena di Dio ai Suoi figli.
Vivere oggi il dono della Divina Volontà significa scrivere l'ultimo capitolo della storia dell'umanità, portando a compimento quanto iniziato nel Genesi. È l'Ultimo Capitolo della Bibbia:
Studiare questi libri partendo "dall'inizio" (la Creazione) è necessario per comprendere come l'umanità stia finalmente tornando alla sua origine divina.
L'importanza di un approccio integrale e teocentrico.
Necessita una visione d'insieme. Non si può comprendere la Divina Volontà limitandosi agli scritti finali. Senza le basi bibliche (il "Libro della Vita"), mancano i presupposti per capire ciò che Gesù rivela nei Libri di Cielo.
Bisogna andare oltre la figura di Luisa. Il rischio di studiare solo l'ultima parte è quello di concentrarsi esclusivamente sulla vita di Luisa Piccarreta, esaltando la creatura invece del vero protagonista: la Parola di Dio e il Suo progetto.
I Libri di Cielo sono la "parte mancante" che porta a compimento l'opera di Dio già tracciata nella Bibbia. I due testi sono inseparabili.
Il punto di partenza imprescindibile è riconoscere Dio come autore di tutto. Solo partendo dalla fede nella Creazione si può entrare nella realtà della vita nella Divina Volontà.
Per comprendere il "compimento" contenuto nei Libri di Cielo, occorre riscoprire l'intero percorso biblico, rimettendo al centro Dio e la Sua opera piuttosto che la mistica che ne ha facilitato la rivelazione.
Il collegamento tra il "Fiat" della Genesi e quello dei Libri di Cielo è il filo rosso che unisce l'inizio e la fine del progetto di Dio.
Nella Genesi, il mondo nasce dal "Fiat Lux". Questo non è solo un comando magico, ma l'uscita della Volontà di Dio fuori da Se stesso per creare un "regno" per l'uomo.
In questo primo Fiat, Dio infonde nella creazione le Sue qualità (bellezza, ordine, potenza).
L'uomo (Adamo) era stato creato per vivere in questo stesso "Fiat", agendo con la stessa volontà di Dio. La caduta non ha distrutto il piano, lo ha solo "sospeso".
Tra la Genesi e i Libri di Cielo si inserisce il "Fiat" di Maria. È il punto di contatto necessario: senza il "Sì" di Maria alla Redenzione, non si potrebbe tornare al piano originale della Creazione. Gesù, attraverso Maria, ripara la frattura tra la volontà umana e quella divina, preparando il terreno per il ritorno all'origine.
Nei Libri di Cielo, Gesù spiega a Luisa che il Suo progetto non è finito con la Redenzione (il perdono dei peccati), ma deve compiersi con la Santificazione.
Se la Genesi è il punto di partenza (l'uomo che riceve il regno), i Libri di Cielo descrivono il punto di arrivo: l'uomo che torna a vivere in quel regno.
Il "Fiat" dei Libri di Cielo è la rivelazione di come la creatura può operare "a modo divino", proprio come faceva Adamo prima della colpa.
Il collegamento è dunque circolare.
In Genesi: Dio manifesta la Sua Volontà fuori di Sé nelle opere create.
Nei libri di Cielo: Dio insegna all'anima a far rientrare quelle opere dentro di Sé attraverso la Divina Volontà.
Il "Fiat" della Genesi è il seme, mentre il "Fiat" dei Libri di Cielo è il frutto maturo. Non si può avere il frutto senza il seme, né il seme avrebbe senso senza il suo compimento finale.
Secondo i Libri di Cielo, la caduta di Adamo non è vista solo come una disobbedienza morale, ma come una vera e propria catastrofe "meccanica" nel rapporto tra l'anima e Dio. Ecco come questo legame si è spezzato e come sta venendo ripristinato.
Prima del peccato, Adamo non solo faceva la volontà di Dio, ma viveva in essa. Gesù spiega a Luisa che la Divina Volontà era per Adamo come un sole
Peccando, Adamo scelse di agire con la propria volontà umana, autonoma e limitata. In quel momento, egli uscì dal Sole del Volere Divino per rifugiarsi nell'ombra della sua piccola volontà.
Non perse solo la grazia, ma il "possesso" della vita divina. La Divina Volontà rimase intatta in Dio, ma non fu più la vita operante nell'uomo. Adamo divenne come un re che abdica al trono per vivere di stenti: mantenne l'esistenza, ma perse il dominio sui beni divini e sulla creazione stessa.
Senza il flusso continuo della Divina Volontà, l'anima umana ha iniziato a produrre solo atti umani, segnati dal limite, dalla stanchezza e dal disordine. Si è creato un muro tra il "Fiat" creativo (sempre operante nella natura) e l'uomo, che non sa più leggere né partecipare a quella vita divina.
Il messaggio centrale che Gesù dà a Luisa è che il tempo della sola "Redenzione" (salvare l'uomo dall'inferno) sta lasciando il posto al tempo del "Ritorno al Disegno Originale". Il ripristino avviene attraverso tre passaggi:
Primo; la Rivelazione della Conoscenza. Gesù insegna a Luisa (e tramite lei a noi) cosa significa vivere nel Suo Volere. La conoscenza è il primo passo: non si può amare o possedere ciò che non si conosce. Ogni "verità" scritta nei libri è un atto della Divina Volontà che viene offerto all'uomo.
Secondo; il "Dono" della Divina Volontà. A differenza dei secoli passati, dove i santi cercavano di fare la volontà di Dio con sforzo umano, oggi Dio offre il Dono di far regnare la Sua Volontà nell'uomo. Non è più "io faccio quello che vuoi Tu", ma "Tu operi in me con la Tua stessa potenza".
Terzo; L'Unione degli Atti. L'anima che entra nella Divina Volontà "richiama" i propri atti (parlare, mangiare, lavorare) nel Fiat Divino. In questo modo, il legame interrotto da Adamo viene ricollegato: ogni piccolo atto umano torna a essere un atto divino, riparando la frattura originaria.
Per i Libri di Cielo, questo ripristino è il compimento della preghiera che Gesù ha insegnato: "Sia fatta la Tua Volontà come in Cielo così in terra". Adamo era la terra che viveva come il Cielo; i Libri di Cielo sono lo strumento con cui Dio riporta l'umanità a quella condizione originaria di "figli-re" e non più solo di "servi salvati".
Poniamo ora l'accento sulla necessità di una fede retta per accedere ai misteri della Divina Volontà.
Per approcciarsi ai Libri di Cielo è necessario abbandonare le teorie (come il darwinismo estremo o l'idea di un Big Bang puramente casuale) che riducono l'uomo a una "scimmia evoluta". Senza riconoscere Dio come origine, la mente rimane senza la luce necessaria per comprendere.
Lo studio non è un esercizio intellettuale, ma l'esperienza di un rapporto tra Dio Padre e l'uomo Suo figlio. Se non si accetta questa paternità divina, non si può entrare nel vivo della rivelazione.
Bisogna instaurare una relazione filiale.
Il presupposto indispensabile è la certezza che tutto ciò che esiste, visibile e invisibile, provenga da un atto d'amore di Dio. L'uomo è il Suo capolavoro, non il frutto di una combinazione fortuita.
Dio è l’unico Creatore.
Bisogna intraprendere un cammino verso il compimento. Partendo dal "Fiat" biblico, bisogna riconoscersi come creature in cammino verso la realizzazione finale del progetto che Dio aveva in mente fin dall'inizio della Creazione.
Lo studio dei Libri di Cielo richiede un cambio di mentalità; solo chi riconosce Dio come Padre e Creatore può comprendere come Egli stia portando a compimento l'umanità.
Origine e scopo dell'uomo.
Dio crea l'uomo a Sua immagine e somiglianza partendo da un desiderio interiore (ad intra). Prima ancora dell'azione, c'è il compiacimento del Padre per questo capolavoro che è l'uomo.
Il mondo visibile ha una funzione precisa: è come il ventre materno. Come un bambino si forma fisicamente nella pancia della mamma, così noi siamo in questo mondo affinché si formi in noi l'uomo spirituale.
Dio ha predisposto gli "atti" necessari (l'Albero della Vita) affinché l'uomo potesse vivere e crescere nel mondo secondo il Suo volere.
Nella Genesi vediamo Dio passeggiare con l'uomo come con un "piccolo figlio e re". Adamo era re di se stesso perché pienamente libero e privo delle catene della volontà umana.
Rinunciando alla nostra volontà umana per abbracciare quella Divina, noi torniamo a quella condizione originaria, diventando nuovamente re, sacerdoti e profeti. Restaurando così la Regalità perduta.
Il progetto di Dio è una gestazione d'amore: il mondo è il luogo dove dobbiamo crescere fino a raggiungere la piena maturità spirituale e la libertà regale dei figli di Dio.
Essere "re di se stessi" è uno dei concetti più affascinanti dei Libri di Cielo, perché ribalta l'idea comune di libertà. Secondo le rivelazioni di Gesù a Luisa Piccarreta, la vera regalità non è il potere sugli altri, ma il dominio assoluto sul proprio mondo interiore.
Cosa significa essere "Re di se stessi"?
Nella condizione originaria di Adamo, essere "re" significava che la sua volontà umana era in perfetta armonia con quella Divina. Questo gli conferiva tre poteri regali:
Primo; l’impero sulle passioni. In Adamo non esisteva conflitto interiore. I sensi, le emozioni e i pensieri non erano "ribelli", ma sudditi ubbidienti che servivano lo spirito.
Secondo; la libertà dalle catene. Adamo non aveva catene perché non era schiavo del peccato, della paura o dell'egoismo. La sua volontà era libera di spaziare nell'infinito di Dio.
Terzo; il dominio sull'universo. Poiché dominava se stesso, Adamo possedeva l'impero sulla creazione. Gli elementi della natura (animali, venti, acque) riconoscevano in lui l'impronta del Creatore e gli ubbidivano.
Quando Adamo scelse di fare la propria volontà (l'atto umano separato da Dio), avvenne un colpo di stato interiore, la perdita del trono.
La volontà umana, staccandosi dalla sorgente divina, perse la sua forza e la sua luce.
I "sudditi" (passioni, desideri, istinti) si ribellarono. L'uomo, da re che dominava tutto, divenne un servo delle proprie miserie e delle circostanze esterne.
La Divina Volontà restituisce questo dominio.
Gesù spiega che vivere nella Divina Volontà non è solo "essere buoni", ma è un atto di restaurazione regale. Questa avviene con:
lo sfratto dell'umano. Quando decidiamo di far regnare il "Fiat" in noi, la nostra volontà umana non viene annullata, ma "cede il trono". Dio torna a essere l'attore principale dei nostri atti.
Con il ritorno della Divina Volontà, l'ordine viene ripristinato. Come un re che torna nel suo palazzo e mette in fuga gli usurpatori, così la luce di Dio riordina le nostre passioni e guarisce le nostre ferite.
Viene così ripristinato il possesso dei beni del Padre. Un re possiede tutto ciò che appartiene al suo regno.
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