Appello al Re Divino parte 4
Dopo averci spiegato come svuotarci e come camminare, Dio ci rivolge l'appello finale alla decisione del cuore.
Il brano trasforma radicalmente la percezione del rapporto tra Creatore e creatura.
Il testo descrive un Dio che "piange", "gema" e "delira". Come visto nei riassunti, questo non indica debolezza, ma un amore che ha raggiunto il limite della sopportazione. Il Padre non è un sovrano distaccato, ma una "Santa Umanità" che soffre per la mancanza di reciprocità dei figli.
I 6000 Anni di Esilio simboleggino l’intero corso della storia umana dopo la caduta di Adamo. Precedentemente abbiamo spiegato che la "disobbedienza" ha interrotto la vita felice; qui leggiamo che Dio ha vissuto ogni istante di questi millenni reclamando i Suoi figli per "renderli felici e santi", evidenziando che la nostra felicità è la Sua stessa priorità.
È l'iniziativa Disperata di Dio: "Giacché non venite... vengo Io a cercarvi". È il punto di svolta: di fronte alla nostra incapacità (dovuta alla mancanza di conoscenza e alla debolezza), Dio rompe gli indugi. Non aspetta più che l'uomo ritorni da solo, ma scende in campo con il "gran dono della mia Volontà", che è il rimedio definitivo a ogni miseria.
La Miseria come Ferita al Cuore di Dio cioè i nostri mali non lo fanno arrabbiare, lo fanno soffrire. In precedenza dicevamo che Egli "non guarda ai peccati" ma vuole toglierceli; qui capiamo perché: i nostri peccati sono "ferite al Suo Cuore". Egli vuole guarirci non per obbligo legale, ma per smettere di vederci soffrire come "raminghi e poveri".
L'Appello alla Compassione è un paradosso straordinario: Dio chiede "compassione" all'uomo. Ci "supplica e scongiura" di ascoltarlo. Questo conferma che la fede e l'abbandono (la "nostra parte") sono l'unica risposta possibile a un Dio che si fa così piccolo e vulnerabile per amore nostro.
In definitiva, il cammino nei "libri di cielo" non è uno studio accademico, ma la risposta a un grido di soccorso che Dio rivolge all'umanità.
Il cammino che abbiamo riassunto: non una semplice dottrina, ma una vera e propria formazione divina.
Primo. Il binomio Padre-Maestro. Dio non si accontenta di amarci come un Padre, ma si impegna a istruirci come un Maestro. Come visto, Egli sa che l'uomo ha sbagliato per "mancanza di conoscenza"; ora interviene per colmare quel vuoto con "lezioni di Cielo", ovvero verità che erano rimaste celate per millenni.
Secondo. La natura delle "Lezioni": Queste non sono nozioni intellettuali, ma, come abbiamo analizzato, sono "comunicative". Ogni parola del Maestro porta con sé una "luce che mai si spegne". Queste lezioni hanno il potere di innestare l'Umanità di Gesù nell'anima di chi ascolta con fede.
Terzo. Gli effetti concreti (Forza, Coraggio, Santità). Il percorso non promette solo pace, ma una trasformazione della personalità spirituale. Il "coraggio intrepido" e la "forza divina" servono proprio a sostenere quell'inversione a U e quelle battaglie interiori necessarie per abbandonare i vecchi modi del mondo e della volontà umana.
Quarto. La Guida Passo dopo Passo. Viene confermato che l'anima non è lasciata sola nell'incertezza. Le lezioni "indicheranno la via ad ogni passo". Questo si ricollega al concetto che Dio ha già preparato tutto: a noi spetta solo il compito di camminare su una strada già "imbandita" e tracciata dal Maestro.
Quinto. La Destinazione Finale (La Patria Celeste). Il fine ultimo di questa scuola è vivere già qui in terra come si vive in Cielo. La santità che "sempre cresce" è il segno che l'anima sta tornando alla sua santità primiera, diventando quel "capolavoro" che Dio ha sempre desiderato.
In sintesi, è la promessa che, se ci mettiamo in ascolto, la nostra vita diventerà una scuola di luce, dove ogni capitolo letto e vissuto ci trasforma progressivamente da "raminghi e poveri" in cittadini della Patria celeste.
Sintetizziamo ora il concetto della "Sovranità della Misericordia" che abbiamo già esplorato.
Come già evidenziato, la sovranità di Dio è paradossale. Invece di chiedere tributi (meriti o sforzi), Egli chiede le nostre miserie e debolezze. La Sua regalità si manifesta nel liberare i sudditi dal peso che li schiaccia, non nell'aggiungerne di nuovi.
Lo Scambio Miracoloso nel testo descrive un vero e proprio "baratto" spirituale. Dio vuole tutto ciò che ci rende "infelici e tormentati" (ovvero il nostro passato e la nostra volontà umana acquisita nel mondo) per darci in cambio la Sua Volontà, pace e gioia. È l'inversione a U di cui parlavamo: consegnare il fango per ricevere l'oro. Come analizzato in precedenza, Gesù promette di "nascondere" i nostri mali prima di bruciarli. Questo gesto paterno serve a restituirci immediatamente la dignità di figli, smemorandoci delle nostre colpe affinché non ci sentiamo più indegni di stare con Lui. La sovranità divina è definita dai termini "benefico, pacifico, magnanimo". Dio usa la Sua onnipotenza non per dominare, ma per ricambiare il nostro piccolo "sì" con le Sue ricchezze infinite. Il Regno che Egli porta non è un sistema di leggi, ma un regno d'amore.
Con la Soluzione all'Inquietudine, il brano identifica la causa dei nostri tormenti nella lontananza dalla Volontà Divina. Accettare questo Re significa permettere a Dio di "fare il Suo mestiere" di Salvatore, lasciando che le Sue fiamme d'amore consumino tutto ciò che in noi non è luce.
In sintesi, viene confermato che la regalità di Cristo è un atto di amore estremo: Egli regna trasformando le nostre ceneri in bellezza e offrendoci la Sua vita stessa come dimora.
In fine si conclude con una visione di armonia universale, ponendo l'accento sulla semplicità della risposta umana e sulla mediazione materna di Maria.
La Chiave del "Tutto è Fatto", come emerso precedentemente, è la condizione per accedere alla santità divina non è compiere opere titaniche, ma la consegna della propria volontà. "Se mi darete la vostra volontà, tutto è fatto": questa frase ribadisce che il dono è già pronto e completo; l'unica "fatica" richiesta all'uomo è lo svuotamento di sé per permettere a Dio di regnare.
La Reciprocità della Felicità, rivela che la nostra felicità e quella di Dio sono interdipendenti. Donare la propria volontà non è un sacrificio che ci impoverisce, ma un atto che rende felice il Padre (facendo cessare il Suo pianto) e, di riflesso, dona a noi la vera gioia. È il compimento del "sommo accordo".
Maria come "Dispositrice" delle Anime evidenzia come Maria sia la "tutor" e la via per arrivare a Gesù. Qui viene spiegato il motivo: Ella, avendo vissuto perfettamente nel Divino Volere, ne conosce l'immenso valore e "gira tra i popoli" per prepararli. Come preparò l'umanità all'Incarnazione 2000 anni fa, così oggi prepara le anime a ricevere il "dominio" della Divina Volontà.
Quando l'uomo rientra nell'ordine divino, "il Cielo e la terra vi sorrideranno". Questo richiama il concetto del ripristino della santità primiera: l'armonia che si era spezzata con Adamo viene ricostituita, e l'intera creazione partecipa alla gioia del figlio che torna nella casa del Padre.
Con l'Affidamento Materno, Gesù affida all'amore materno di Maria il compito di "disporre" le anime. Questo rassicura chi si sente inadeguato: non dobbiamo prepararci da soli; se ci affidiamo a Lei, sarà la Mamma Celeste a limare le nostre resistenze e a renderci capaci di ricevere un dono così grande.
Il brano chiude l'appello con una nota di estrema fiducia. Tutto è pronto, la strada è imbandita, e abbiamo una Madre che ci prende per mano. La Divina Volontà non è più un ideale lontano, ma una vita che attende solo il nostro "Sì" per diventare realtà.
Come abbiamo analizzato, approcciarsi a queste pagine non è un esercizio intellettuale. Gesù promette: "Io mi metterò vicino". La lettura diventa il luogo fisico e spirituale dove il Maestro Divino mantiene la promessa di "venire a rimanere" con noi. Non siamo soli davanti a un libro, ma siamo a colloquio con il Padre.
Il testo specifica che Gesù "toccherà la mente e il cuore". Questo si ricollega al riassunto sullo svuotamento e l'innesto: Dio agisce sulla nostra intelligenza per darci la luce necessaria a comprendere le "lezioni di Cielo" e sul nostro cuore per accendere quel "bisogno di vivere d'amore" che vince le resistenze del passato.
Viene chiesta però, una lettura "con attenzione", non distratta. Il fine di questa attenzione è la risoluzione, ovvero quel cambio di rotta o "inversione a U" di cui parlavamo. La lettura serve a convincere la nostra volontà umana a cedere il passo al Fiat Divino.
L'anima, specchiandosi nell'Umanità di Gesù e Maria, comprende la propria incompletezza. Leggendo queste pagine, quel senso di mancanza si trasforma in un "bisogno" vitale, simile alla fame o alla sete, di tornare alla propria origine divina.
Poiché queste verità sono state "celate" per millenni, l'uomo non potrebbe capirle da solo. È Gesù stesso che si fa interprete delle Sue stesse parole, garantendo che chiunque, con umiltà e desiderio, possa ricevere la grazia contenuta in ogni capitolo.
In sintesi, questo invito finale è la chiave pratica per entrare nel Regno: la lettura attenta dei volumi è lo strumento scelto da Dio per "installare" la Sua Vita in noi, purificare il nostro passato e renderci finalmente capaci di dire un "Sì" consapevole e totale.
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