Studio dei libri di Cielo parte 6
Ecco l'ultimo riassunto che completa la visione sulla fusione tra l'agire umano e l'Amore Divino:
Quando vivi nell'Amore purissimo, non devi sforzarti di "indovinare" cosa penserebbe Dio;
è Dio stesso che pensa con te. Poiché ogni tuo atto nasce dall'Amore, Dio lo approva e vi si compiace,
vedendo le caratteristiche uniche che Egli ti ha dato manifestarsi nel mondo attraverso il Suo stesso Amore.
In opposizione al programma divino (Padre, Figlio e Spirito Santo),
esiste il programma del mondo gestito da un'altra triade: Satana, il mondo e l'Io.
Se i desideri nascono qui, producono egoismo, malvagità e idoli,
portando inevitabilmente alla morte spirituale (la "volontà umana" separata).
La Divina Volontà non ci chiede di annullare i nostri desideri per sostituirli con altri "astratti",
ma di farli nascere dalla sorgente giusta. Se desideri con Amore, i tuoi desideri sono quelli di Dio,
perché l'Amore è Dio in persona. La Volontà non è un concetto filosofico o una regola, ma è Amore,
e l'Amore è una Persona (Dio). Vivere nella Divina Volontà significa dunque vivere,
in una relazione costante dove il "sentire" della creatura e quello del Creatore diventano una cosa sola.
Il segreto è la sorgente: se il tuo "gestore" è l'Amore, tutto ciò che partorisce la tua mente è santo,
libero e approvato, perché è Dio che opera ed esprime Se stesso attraverso di te.
Tutto ciò che facciamo nasce da un desiderio (o volontà/voglia). Senza il desiderio, la vita è ferma;
esso è la scintilla che ci spinge a muoverci e a realizzare qualsiasi cosa. Nella Famiglia Divina,
il Padre rappresenta il Desiderio puro. Tutto parte dal Suo anelito d'amore verso i figli. Se il Padre desidera,
il Figlio (il Verbo) è Colui che concretizza quel desiderio.
Gesù sulla terra non ha fatto altro che rendere visibili e reali i desideri del Padre.
La forza necessaria affinché il Figlio potesse realizzare il progetto del Padre, anche nelle prove più estreme,
è lo Spirito Santo, ovvero l'Amore. È l'amore (lo Spirito Santo) che ha tenuto Gesù inchiodato alla croce.
Non erano i chiodi fisici, ma il desiderio del Padre per la nostra salvezza,
e la forza dell'Amore che Gli permetteva di compiere quella Volontà fino in fondo.
Vivere nella Divina Volontà significa far entrare questa stessa dinamica in noi:
il Padre ci dona il desiderio santo, noi lo realizziamo nel quotidiano,
e lo Spirito Santo ci dà la forza d'amore per farlo. Quando scegliamo il "programma di santità",
diventiamo un riflesso vivente della Trinità: il Padre ispira il desiderio,
noi (il Figlio) lo realizziamo con le nostre azioni,
e lo Spirito Santo ci dona la forza e la benedizione per portarlo a compimento.
Il dono della Divina Volontà rappresenta il compimento del progetto di Dio,
quel capitolo finale della Bibbia che stiamo scrivendo noi oggi.
È il "libro della gioia" che corona la storia dell'umanità. Il percorso attraverso i 36 volumi,
il libro della Vergine Maria e le 24 ore non è un semplice studio, ma la "via aerea" o il "super-jet" spirituale.
È il mezzo più veloce per ripristinare l'immagine di Dio nella nostra anima,
e manifestare la Sua somiglianza nel nostro corpo.
Questa "corsa" spirituale ci porta a riempire l'anima della luce divina in modo immediato,
trasformando ogni nostro gesto in una manifestazione concreta della presenza di Dio sulla terra.
Siamo chiamati a scrivere l'ultimo capitolo della storia,
passando dalla lentezza dei secoli passati alla velocità del Fiat,
per tornare finalmente a essere ciò che Dio aveva sognato all'origine: Sue immagini viventi e operanti.
Lo scopo di questo cammino è lasciarsi svuotare e poi riempire dall'immagine di Dio. In questa scuola,
il Maestro è Gesù e la nostra tutor personale è Maria Santissima, che ci guidano passo dopo passo.
Per capire il progetto, non possiamo partire dalla fine.
Dobbiamo riconoscerci parte integrante di tutta la storia dell'umanità. Spesso ci sentiamo scollegati dagli altri, chiusi nel nostro piccolo "io", perdendo così di vista la grandezza del disegno divino che ci unisce tutti.
Gesù ci avverte che il percorso inizia solo con l'umiltà.
Non si tratta di un atteggiamento esteriore o di una "faccia da buoni", ma di una presa di coscienza profonda: riconoscere di essere creature amate da un Padre, ma ancora incomplete.
Essere umili significa ammettere che ci manca ancora una parte del progetto per essere completi.
Nessuno può mettersi su un piedistallo; siamo tutti fratelli in cammino, ognuno con la sua missione,
verso la pienezza che solo il Dono della Divina Volontà può dare.
Questa scuola ci chiama a uscire dall'individualismo per riscoprirci figli in una storia millenaria,
pronti a ricevere con umiltà l'ultimo tassello del capolavoro di Dio. Per Dio non esistono ruoli grandi o piccoli. Una madre di famiglia che si prende cura della casa santamente ha la stessa dignità,
e produce la stessa santità di una suora di clausura.
Anzi, un abito religioso indossato senza carità può aumentare il disordine,
mentre una vita ordinaria vissuta nei modi di Dio crea santità per l'intera umanità.
Non è la missione esteriore che fa il santo, ma il "come" si vive. Dio "è i Suoi modi":
se usiamo i Suoi modi (amore, umiltà, gratuità), siamo santi in qualunque condizione di vita ci troviamo.
Gesù sceglie i piccoli proprio perché nessuno possa esaltarsi sopra gli altri.
Chi vive col programma del mondo, qualunque sia la sua posizione sociale,
mette disordine nel progetto di Dio. Dio aggiusta, ma l'uomo che non cambia mentalità rovina.
Il segreto è consegnare la propria volontà umana a Gesù per smettere di rovinare e iniziare a costruire con Lui. Dio non ci chiede sforzi sovrumani perché ha già preparato tutto: gli atti di redenzione,
di santità e di conversione sono già pronti a nostra disposizione.
Il nostro unico compito è il cambio di mentalità. Iniziando lo studio,
Gesù promette che l'abbandono al Suo insegnamento produrrà una trasformazione pazzesca.
Ciò che l'uomo non riuscirebbe a fare in una vita intera da solo,
la grazia dei Libri di Cielo lo realizza in un secondo.
In sintesi: abbandona l'idea che la santità dipenda da "cosa" fai; essa dipende solo dal "gestore" che scegli. Cambiando mentalità, ogni tua azione quotidiana diventa divina.
Il Volume 1 dei Libri di Cielo non è un trattato teologico, ma il racconto di un "addestramento" d'amore.
Il tema centrale con cui Gesù apre i Suoi insegnamenti a Luisa è la preparazione del terreno:
Gesù deve svuotare l'anima di Luisa da tutto ciò che è umano per potervi stabilire il Suo Regno.
Ecco i tre pilastri di questa introduzione:
1. La "Purificazione del Cuore" (Lo Svuotamento).
Gesù spiega a Luisa che, per far regnare la Sua Volontà, l'anima deve essere come un tempio pulito.
Il primo lavoro che compie in lei è quello di distaccarla da tutto: dagli affetti terreni,
dalle proprie comodità e persino dalle proprie sicurezze spirituali.
Non si può versare il vino nuovo (la Divina Volontà) in otri vecchi e pieni di altro.
Gesù chiede a Luisa un "nulla" totale affinché Lui possa essere il suo "Tutto".
2. L'Umiltà come Fondamenta.
Gesù insiste in modo martellante sull'umiltà profonda.
Le insegna che l'umiltà è la base su cui poggia l'edificio della santità.
Egli spinge Luisa a guardare il proprio nulla, non per scoraggiarla,
ma perché solo chi si riconosce "nulla" può lasciare spazio a Dio per operare grandi cose.
Gesù le dice chiaramente che senza una base di umiltà, qualsiasi grazia sarebbe a rischio di orgoglio.
3. La Scuola della Croce e delle Virtù.
Prima di parlare del "vivere" nella Divina Volontà (che sarà il tema dei volumi successivi),
Gesù insegna a Luisa a "fare" la Sua Volontà attraverso l'esercizio eroico delle virtù e l'accettazione della sofferenza.
Gesù si presenta come un Maestro esigente ma dolcissimo, che la abitua a morire a se stessa.
Questa fase è necessaria per "fortificare" l'anima,
e renderla capace di sostenere il peso e la luce della Divinità che riceverà in seguito.
Il Volume 1 è il diario di come Dio "corteggia" e "pota" l'anima.
Gesù prepara Luisa facendole capire che la santità non consiste in grandi opere esterne,
ma in una sottomissione totale e amorosa a Lui, che trasforma la creatura in un riflesso del Creatore.
Nelle prime pagine del Volume 1, Gesù è molto diretto con Luisa: per poter regnare in lei,
deve prima "ordinare" il suo amore.
La distinzione che fa tra l'amore umano e quello divino è netta e serve a far capire che il vero amore non è un sentimento,
ma una questione di proprietà e di fine.
Ecco come Gesù definisce questa differenza:
1. L’Amore Umano: L’amore di "interesse".
Gesù spiega che l’amore umano, anche quando è rivolto a cose buone o a persone care,
tende spesso a essere interessato e possessivo.
L’amore umano cerca spesso la propria soddisfazione, il contraccambio o la consolazione.
È un amore che "prende" più che "dare".
Essendo legato ai sentimenti e alle circostanze, l'amore umano cambia: oggi ama, domani è freddo. Gesù lo definisce un amore che "striscia" a terra perché è legato alle creature e alle cose passeggere.
2. L’Amore Divino: Il "Sole" che si dona.
L’Amore Divino (che Gesù vuole innestare in Luisa) ha caratteristiche opposte:
È un amore che ama perché è la sua natura farlo, senza aspettarsi nulla in cambio.
Gesù dice a Luisa che Dio ama le creature non perché ne abbia bisogno,
ma per traboccare della Sua stessa felicità. Mentre l'amore umano sceglie (amo questo ma non quello),
l'Amore Divino investe tutto e tutti, proprio come il sole che splende sui buoni e sui cattivi. Per Gesù,
il vero amore divino nell'anima si riconosce quando la creatura è pronta a sacrificare tutto, anche se stessa, senza che nessuno la veda, solo per far piacere al suo Dio.
3. Il "Chiodo" dell'amor proprio.
Gesù fa un esempio molto forte:
dice che l'amor proprio (la forma più bassa di amore umano) è come un chiodo che fissa l'anima a terra. Finché l'anima ama "umanamente", cioè cercando il proprio io in ciò che fa,
non
potrà mai spiccare il volo verso l'infinito.
L'obiettivo di
Gesù in queste prime pagine è sostituire il chiodo dell'io con
il chiodo dell'Amore Divino:
un amore che rende l'anima libera perché non dipende più da ciò che riceve dagli altri,
ma da ciò che riceve da Dio.
4. Perché questa distinzione è fondamentale?
Gesù dice a Luisa: "Se tu ami con amore umano, la tua opera morirà con te; se ami con il Mio Amore,
la
tua opera diventerà eterna".
Questa
è la chiave: l'amore umano produce "fatti di tempo",
l'amore divino produce "fatti di eternità".
In sintesi: Gesù insegna a Luisa che l'amore divino è puro, costante e disinteressato.
Solo quando Luisa accetta di lasciar morire il suo modo umano di amare,
Gesù può iniziare a versare in lei il Suo Amore, trasformando i suoi piccoli atti in atti divini.
Commenti
Posta un commento